Il rischio sismico nella Sicilia orientale. La prevenzione che non parte mai. Che cosa bisogna fare, e subito

(Turi Caggegi) Si dirà: non è il momento di fare polemiche e rivendicazioni, adesso dobbiamo solo concentrarci sugli aiuti alle popolazioni colpite dal disastroso terremoto in Abruzzo. Invece no: bisogna certo concentrarsi sugli aiuti alle popolazioni colpite, ma bisogna anche rivendicare attenzione sulla prevenzione sismica, su come evitare tali tragedie in futuro.
E bisogna farlo adesso. Adesso che l’attenzione e la sensibilità sono alte, adesso che siamo tutti emotivamente coinvolti, adesso perché la storia ci ha insegnato che in Italia, passata l’emergenza e il coinvolgimento emotivo, tutto si dimentica e i problemi restano irrisolti.
Dobbiamo farlo adesso e dobbiamo farlo noi, intendo noi siciliani, perché la Sicilia, in particolare quella orientale, è una delle regioni a più alto rischio sismico del mondo. Sì, del mondo.
Allora facciamolo, facciamo anche delle proposte che valgano anche per tutte le altre zone del territorio nazionale (e non sono poche) che sono soggette allo stesso rischio e cerchiamo di non mollare la presa fino a quando non otteniamo fatti concreti. Facciamolo cercando il coinvolgimento di tutti, di istituzioni e associazioni, di imprese e privati, di partiti e movimenti indipendentemente dalla collocazione politica. La prevenzione è possibile, e la prevenzione e la salvaguardia della vita umana e del patrimonio culturale e architettonico non sono politicamente schierate, non sono e non devono essere né di destra né di sinistra.

Non abbiamo ancora finito di commemorare il terremoto di 100 anni a Messina (ben più violento di quello abruzzese) che nel 1908 fece 100 mila morti; ricordiamoci che nel 1693 tutta la Sicilia orientale fu letteralmente rasa al suolo da un terremoto catastrofico che distrusse 45 centri abitati e fece 60 mila morti (16 mila su 18 mila a Catania). Ricordiamoci anche che nel 1968 la valle del Belice (Sicilia occidentale, stavolta) venne devastata da un terremoto neanche tanto potente e ricordiamoci che nel 1990 ci furono quasi venti morti per un terremoto nella zona di Augusta, il terremoto di Santa Lucia.
E ricordiamoci, ancora, che chi vive nella Sicilia Orientale spesso si trova in zone dove i rischi si sommano: rischio industriale nelle zone di Siracusa e di Milazzo a causa dei poli petrolchimici, rischio vulcanico nell’area dell’Etna, rischio idrogeologico quasi dappertutto.

Circa 25 anni fa, dopo la tragedia dell’Irpinia, il ministro della protezione civile Zamberletti disse che un terremoto nella Sicilia Orientale avrebbe provocato almeno 50 mila morti. Alcuni dissero che era una stima ottimistica, altri, la maggioranza, fece gli scongiuri del caso e preferì dimenticare quell’allarme. Zamberletti finì additato come iettatore, e noi restiamo a convivere con il nostro rischio, pregando e sperando che non accada nulla.

Purtroppo non basta fare gli scongiuri, e si sa che prima o poi certe zone, molto ben conosciute, saranno colpite da terremoti disastrosi se non catastrofici. Eventi inevitabili, da cui ci si può difendere in un solo modo: con la prevenzione.

Prevenzione significa costruzione di edifici con criteri antisismici e adeguamento degli edifici esistenti a criteri antisismici. Infatti solo dopo il 1981 in Italia è stata fatta una legge che obbliga alla costruzione con criteri antisismici in certe zone d’Italia (Sicilia orientale compresa), mentre sono del tutto vulnerabili le costruzioni precedenti (il 64% del totale, secondo alcune stime).
Si sapeva da molto prima del 1981 che la Sicilia orientale era zona sismica, eppure un irresponsabile sindaco di Catania negli anni ’60 si vantò di essere riuscito a evitare che la città venisse dichiarata zona sismica! E si tenga conto che secondo i costruttori, un edificio antisismico costa solo (al massimo) il 10% in più di una costruzione non antisismica. Quanto vale la nostra vita e quella dei nostri figli?

Dopo l’allarme di Zamberletti, va detto che l’allora Presidente della Regione Rino Nicolosi, si impegnò per intervenire con misure di prevenzione, ma i risultati, per vari motivi, furono scarsi.

E allora ecco le proposte, che riguardano sia gli edifici pubblici sia quelli privati. Proposte che secondo noi non solo ci garantirebbero una vita più sicura, ma alla lunga ci farebbero anche risparmiare mettendo in moto da subito importanti risorse per stimolare l’economia in questo periodo di crisi. Si stima infatti che solo negli ultimi venti anni siano stati spesi oltre 100 miliardi di euro in seguito a emergenze di vario tipo. E naturalmente questi 100 miliardi non sono serviti a evitare lutti e distruzioni, ma solo a soccorrere le vittime. Se queste risorse fossero state impegnate nella prevenzione, probabilmente oggi staremmo in un Paese più sicuro e piangeremmo meno morti.
Le proposte.
La prima consiste nell’avviare un piano straordinario pubblico per la messa in sicurezza degli edifici pubblici come scuole, ospedali, prefetture, questure, caserme di militari e vigili del fuoco e altre strutture strategiche (per esempio chiese e monumenti), a partire dalle aree dove il rischio è più elevato (e la Sicilia orientale è sicuramente tra queste).
Seconda proposta: inserire nell’annunciato piano-casa del governo nazionale una norma che consenta ai privati l’adeguamento antisismico degli edifici, con semplificazione delle procedure (ma anche con controlli rigidi sulla correttezza degli interventi per evitare abusi) e agevolazioni fiscali straordinarie, anche più elevate del 36 o 55% di detrazione riconosciuto per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico. Diciamo il 75 o l’80%.
In questo modo si avrebbero molti effetti positivi: si mobiliterebbero ingenti risorse da parte dei privati (cosa che aiuterebbe l’economia), si avrebbero meno lutti e la salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico. Le risorse non incassate dallo stato per le detrazioni di certo verrebbero compensate dal benefico effetto sull’economia, dalla creazione di posti di lavoro (con risparmio sui sussidi di disoccupazione e/o cassa integrazione e con l’incasso di imposte su salari, stipendi, fatturato delle imprese, ecc.), dal risparmio, statisticamente rilevante, per interventi di emergenza a seguito di calamità future.
E facciamo appello non solo allo Stato, ma anche alla Regione Siciliana, cui spettano importanti competenze in questa materia.
Dunque, ognuno di noi faccia tutto il possibile per aiutare le popolazioni colpite in Abruzzo, ma faccia anche tutto il possibile per evitare o comunque per minimizzare l’impatto di questi eventi in futuro.

FONTE Siciliainformazioni 6-4-2009

Antica poesia Siciliana sul terremoto della Val di Noto del 11 gennaio 1963

“All’unnici jnnaru e non ni stornu
pp’aviri affisu Diu tantu supernu
‘n tempu ‘n mumentu,si vitti ‘ntro gnornu
Morti, Giudiziu, Paradisu e Nfernu.
L’unnici di Jnnaru a vintun’ura
A Jaci senza sonu s’abballava
Cu sutta i petri, cu sutta li mura
E cu misericordia chiamava
Santa Vennira nostra prututtura
Sutta di lu so mantu ni salvava
Si vitti e nun si vitti Terranova
Vittoria sprufunnau ‘ntra la sciumara
Commisu persi la so vita cara
e Viscari lu chiantu ci rinnova
tuttu Scicli trimau ‘ntra na vaddata
e Modica muriu tra li timpuna
Ragusa prestu cascau tra li cavuna
E a Chiaramunti nun restau casata

TRADUZIONE
L’undici di Gennaio e non mento
per avere offeso Dio tanto supremo
nel tempo di un momento si è visto in un giorno
Morte, Giudizio Universale,Paradiso e Inferno.
L’undici di Gennaio alle ore ventuno
ad Aci senza suono si ballava
chi sopra le macerie e chi sotto
chi implorava la misericordia
Santa Venera nostra protettrice
sotto il suo mantello ci preservava
Si vide e non si vide Terranova (Gela)
Vittoria sprofondò nella fiumara
Comiso perse la sua vita cara
e Biscari rinnova il suo pian
tutta Scicli tremò nella valle
e Modica morì (sepolta) dai massi
Ragusa (ben)presto crollò tra le cave
a Chiaramente non restò una casa

Passa la riforma della sanità meno ospedali, più poltrone

di Massimo Lorello

Russo: “Ma risparmieremo almeno 50 milioni”
La riforma della sanità passa all´Assemblea regionale con il voto compatto della maggioranza (che approva anche l´esercizio provvisorio fino al 30 aprile e rinnova per un mese i contratti dei precari), e la bocciatura del Pd. È una legge, quella sulla sanità, che ha l´ambizione – a sentire l´Mpa – di creare un modello per la nazione intera ma soprattutto ha l´obiettivo di risanare il settore che negli ultimi anni si è mangiato la maggior parte dei fondi regionali. A conti fatti, però, con il nuovo sistema le poltrone dei manager saranno otto in più rispetto alle attuali, anche se 46 posti da alto burocrate sanitario sono a esaurimento. Tutto per fare risparmiare, almeno in prima battuta, cinquanta milioni, a detta dell´assessore Russo.Le aziende. Attualmente sono 29, con la riforma che entrerà in vigore dal prossimo 1° settembre verranno ridotte a 17. Eliminate le Ausl, ogni provincia avrà la sua Asp, acronimo di azienda sanitaria provinciale. A queste si aggiungono tre aziende ospedaliere di riferimento regionale cioè Villa Sofia-Cervello a Palermo, Papardo-Piemonte a Messina e Cannizzaro a Catania, due azienda di riferimento nazionale di alta specializzazione (Arnas) ovvero il Civico a Palermo e il Garibaldi a Catania, e i tre policlinici di Palermo, Messina e Catania.I distretti. Ciascuna Asp si articolerà nei distretti ospedalieri (20 in tutta la Sicilia) che saranno costituiti dall´aggregazione di medi e piccoli ospedali. I distretti ospedalieri goderanno di autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria e saranno guidati da un coordinatore sanitario e da un coordinatore amministrativo individuati dal direttore generale. Alle Asp faranno riferimento anche i distretti sanitari che costituiscono l´articolazione territoriale dell´azienda e che erogheranno le prestazioni in materia di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione ed educazione sanitaria. I distretti, nove in tutto, avranno un direttore sanitario e un direttore amministrativo.I manager. L´attuale sistema annovera 29 direttori generali e altrettanti direttori sanitari e amministrativi (87 burocrati in tutto), con la riforma si ridurranno a 51. Gli attuali 73 direttori di presidio si ridurranno a 13 tenendo conto di quelli che si occupano delle grandi aziende. Ma ce ne sono altri 46 riferiti ai piccoli nosocomi che sono a esaurimento. Vanno aggiunti, infine, 58 coordinatori di presidio. Le cariche dirigenziali del nuovo sistema sono dunque 168 contro le 160 del precedente modello. I direttori generali decadranno in caso di mancato raggiungimento dell´equilibrio economico di bilancio in relazione alle risorse negoziate nonché in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi: il loro contratto avrà durata triennale, rinnovabile per altri tre anni nella stessa azienda. Gli attuali direttori decadranno il primo settembre 2009.Il 118. Il servizio di emergenza urgenza sarà pubblico, ancora da decidere se lo guiderà una società o una fondazione. Nel triennio successivo all´entrata in vigore della legge non si potrà impiegare personale in numero superiore a quello utilizzato dall´attuale gestore e sempre nei prossimi tre anni non verranno fatte assunzioni. Quattro centrali operative coordineranno il servizio dividendosi il territorio. Avranno sede rispettivamente al Civico di Palermo, al Cannizzaro di Catania, al Papardo-Piemonte di Taormina e all´Azienda sanitaria di Caltanissetta. Verranno attivate anche nove unità periferiche (una per provincia).I privati. Riconosciuta la pari dignità tra strutture pubbliche e private per queste ultime si terrà conto del fabbisogno sanitario, degli standard occupazionali e del rispetto degli obblighi contrattuali in materia di lavoro e di previdenza. È stato introdotto, infine, il criterio della premialità per le strutture capaci di assistere pazienti provenienti da altre regioni

fonte “La Repubblica” edizione Palermo 26/3/2009

Il marocchino

stamani ho conversato piacevolmente con un marocchino che voleva vendermi qualcosa…. ohe! ce l’aveva con i marocchini i tunisini e tutti gli immigrati che vengono in Italia ! Sembrava che parlasse Borghezio… anzi…. peggio! Dovevate sentirlo ! Devono tornare da dove sono venuti”- diceva- che affondassero quando tentano di attraversare il mare!-continuava- lo guardo in faccia e gli dico … stai scherzando ovviamente! Faccia seria da vo-cumprà: No perghè amigo… non sgherzo per niente….. mi tolgono il lavoro….

mozioni

Stamani assieme ai consiglieri Bauccio e Garofalo abbiamo preparato 10 mozioni da trattare in Consiglio Comunale ! Forse questa volta abbiamo esagerato un po…… ma ci volevano… nei prossimi post descriverò le proposte

le dimissioni dal gruppo consiliare

Nella giornata di ieri molti hanno chiesto spiegazioni sulle mie dimissioni dal gruppo consigliare MPA. Quelle date al consiglio comunale sono effettivamente reali e pertanto ripropongo il mio discorso rivolto al Presidente del Consiglio Comunale, all’amministrazione ed ai colleghi consiglieri. Aggiungo solo, che quando si prende una decisione di tale importanza, certamente, molti fattori la determinano. Ad esempio, la possibilità di riferimenti più seri, la consapevolezza di trovare nuovi amici con i quali è più naturale aprire certo dialogo, la certezza che sei andato via da un Movimento composto a maggioranza da una classe dirigente locale , che pure vissuta e rivissuta, non si schioda. Amicizie, parentele, patti di ferro, tutte logiche impenetrabili.

Signor Presidente,
Io sono autonomista. Lo sarò sempre. Di qualunque compagine politica dovessi fare parte. A me pare che nel progetto del presidente Lombardo siano entrate troppe persone che nulla hanno a che fare con il sentimento dell’autonomia e che invece hanno finalità diverse.
Sento che certe ragioni, in ambito locale, non sono bene accolte nel MPA, o si diviene amici e soldati di taluni, oppure si viene classificati- anche senza alcun rispetto e pubblicamente- come fiancheggiatori di altri. Non è il mio destino: è quello di ogni componente di questo gruppo e movimento, estraneo a certe logiche, che ha provato a dare un contributo in termini di proposta.
Per primi con Maurizio Montemagno abbiamo portato una ventata di autonomia a Caltagirone ed anche nella provincia di Catania: gli altri sono venuti dopo. Il nostri elettori, il nostro gruppo di sostegno, non condivide l’atteggiamento ed i comportamenti di taluni esponenti locali del partito, che tutto sono, tranne che autonomisti.
Io che sono riuscito, con grande passione, a fare collocare la bandiera della regione Sicilia nella balconata principale di questo municipio, io che mi distinguo per numero di iniziative presentate in consiglio , più le mie che quelle dei componenti del gruppo messe insieme; io che sono il secondo consigliere anziano del gruppo; proprio io che sono il vero autonomista devo essere il primo a dimettermi dal gruppo del Movimento per L’autonomia. E’ davvero un paradosso.
Ma è necessario, perché devo continuare a fare la mia azione propositiva, non posso essere complice di chi fino a questo momento, ha sempre diviso il centro-destra, portando avanti un tipo di opposizione fatta di ripicche e miserabili egoismi personali, un opposizione autolesionista per chi vi partecipa e per la nostra comunità, già vissuta e rivissuta nel corso degli anni.
Gli amici del MPA, non si rendono conto o fanno finta di non rendersene, che i veri fiancheggiatori sono in mezzo a loro e sono invisibili. Il tempo ci ha dato ragione e temo che ce ne darà ancora.
Con questo chiarisco subito: non voglio fare il moderato, non sono a tutti i costi per l’opposizione costruttiva, frase usata ed abusata ormai divenuta a me anche sgradevole. Io sono per un’azione politica di tipo propositiva, sono per valutare con attenzione tutti quei provvedimenti che vanno nell’interesse della città e nelle condizioni attuali non potrei svolgere appieno tale funzione.
Per tutti i motivi esposti , ed anche per altri che non è il caso di riportare a questa pubblica assise, ho la necessità di un momento di riflessione e dichiaro di essere dimissionario dal gruppo Consiliare Movimento per l’Autonomia e di rimanere in consiglio comunale quale indipendente di centro destra, non rinnegando i valori dell’autonomia e continuando a praticare un’azione politica di tipo liberale – popolare. Confluisco, così, nel gruppo misto.

Contratti di inserimento per l’occupazione femminile

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2008, il Decreto del 13 novembre 2008 con il quale il Ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, identifica, per il 2008, le aree del nostro Paese dove il tasso di occupazione femminile è inferiore almeno del venti per cento a quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile è superiore del dieci per cento a quello maschile. Considerati, in particolare, i dati forniti dall’ISTAT, rilevazione delle forze di lavoro 2005-2007, e i dati dell’Eurostat sul “Tasso di disoccupazione relativi agli anni 2005, 2006, 2007”, il decreto identifica per l’anno 2008 le aree territoriali in tutte le regioni e le province autonome, dove ricorrono le condizioni per poter assumere personale femminile con contratto di inserimento e nelle quali sono previste agevolazioni contributive (D.L.vo n. 276/2003). Le aree territoriali identificate – per l’anno 2008 – sono: Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. È importante tuttavia ricordare che gli incentivi economici si applicano ai contratti stipulati sulla base del medesimo D. Lvo (art. 54, comma 1, lettera e) purché le lavoratrici abbiano la residenza nelle aree territoriali sopra elencate.

FEDERALISMO: LOMBARDO, SICILIA HA TUTTO DA GUADAGNARE MA SULLE ACCISE NON CEDO

Roma, 30 dic. – (Adnkronos) – “Dal federalismo abbiamo tutto da guadagnare, anche perche’ peggio di cosi’ non potrebbe andare: a questo stato di cose ci ha portato il centralismo. Pero’ devo ancora capire cosa succedera’ con le accise energetiche”. Lo dichiara in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’ il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. “Produciamo benzina a partire dal petrolio – spiega il governatore – ed energia elettrica dal ‘pet coke’. E, purtroppo, ne paghiamo anche le conseguenze in termini di inquinamento e salute”.
“Ribadiamo un principio fondamentale del federalismo – sottolinea Lombardo – se si lavora il petrolio in una Regione, le tasse vanno pagate e devono restare tutte su quel territorio. L’altra priorita’ per noi resta la fiscalita’ di vantaggio”. Secondo Lombardo, “si tratta semplicemente di proporre un’alternativa a una violazione gia’ vigente: il meccanismo del contributo a fondo perduto non ha funzionato e va sostituito con un’esenzione fiscale limitata nel tempo. L’Europa ci guadagnerebbe, l’Italia risparmierebbe sulle indennita’ di disoccupazione e il Mezzogiorno non sarebbe piu’ una palla al piede”.
“Il Governo si impegni – sottolinea il governatore – per superare i vincoli che impediscono di applicare una fiscalita’ differenziata per il Mezzogiorno”. Quanto al Ponte sullo stretto, Lombardo aggiunge: “Il Ponte e’ un’infrastruttura che ci consentira’ di uscire dall’isolamento: ci dara’ diritto a entrare nel progetto Alta velocita’ con la tratta ferroviaria Messina-Catania-Palermo e fara’ della Sicilia la porta di ingresso per le merci che entrano in Europa. Non e’ un regalo: se serve, siamo pronti a metterci i fondi strutturali”.

fonte: Libero-news

Notizia inesatta in tema di targhe di studi professionali.

Si stà diffondendo una notizia inesatta in merito all’applicazione della tassa sulla pubblicità per le targhe professionali. Alcuni, probabilmente poco competenti del settore, avrebbero interpretato che a seguito di una sentenza di Cassazione del 8 settembre 2008, sia stata chiarita tale questione, nel senso che deve essere versata la tassa sulla pubblicità, con buona pace delle concessionarie di riscossione e relativi enti locali.
http://abcdiritto.it/la-targa-dello-studio-professionale-e-la-tassa-sulla-pubblicita/
In realtà le cose non stanno così. La sentenza si riferisce ad una questione sorta nel 1998 quando ancora non era vigente la finanziaria 2002 che prevede un’esenzione fino a mq 5,00.
http://www.altalex.com/index.php?idstr=126&idnot=4124
Pertanto stiano tranquilli, perchè la tassa sulle targhe professionali, che di solito sono di misura inferiore ai mq 5,00, non va assolutamente pagata.