basta infierire contro l’ex Sindaco Bonanno.

A seguito delle varie polemiche e critiche politiche sulla questione del bilancio post-dissesto tengo a precisare che gli atti predisposti nel marzo del 2015 durante l’amministrazione Bonanno, presentavano uno strumento finanziario in equilibrio secondo una ipotesi predisposta dagli uffici e non approvata dal consiglio comunale. Da tale scelta è scaturita la mozione di sfiducia e si è insediato un commissario in sostituzione di tutti gli organi politici del Comune di Caltagirone. Non si comprende,adesso, come tanti siano a conoscenza di squilibri se il bilancio non è stato ancora ripresentato. In ogni caso, gli strumenti di bilancio previsionale e di rendiconto, possono risentire importanti variazioni a seconda della programmazione e degli obbiettivi prefissati per i quali, ovviamente , l’ex Sindaco non può più rispondere. Questo significa che squilibri che prima non erano previsti possono verificarsi, a seconda dell’IPOTESI di bilancio presentata, non per niente assume proprio questa definizione (ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato). Alcuni hanno ottenuto quello che volevano, è davvero scorretto continuare ad infierire su una Persona, che non può più svolgere il ruolo di Sindaco, affidatogli dai cittadini, perché decaduto per volontà del Consiglio Comunale. 21/10/2015. Firmato. Claudio De Pasquale.

Caltagirone. Il presidente di Confartigianato Navantino bacchetta il sindaco, il predecessore e il Consiglio

Senza Prg troppe opportunità perse


A Caltagirone il Prg viaggia con due anni e mezzo di ritardo. In parole semplici sono trascorsi invano trenta mesi, nell’attesa che lo strumento urbanistico approdasse al Consiglio comunale, per l’auspicata adozione, al fine di dotare la città di un nuovo strumento di crescita economica e sociale.!
Il presidente di Confartigianato Francesco Navanzino spara a zero e attribuisce responsabilità alle Amministrazioni, la precedente e l’attuale, oltre al Consiglio comunale, con quest’ultimo reo, a suo dire, di «non essersi contrapposto e di non avere mai avanzato proposte». La Confartigianato ha altresì lamentato che, con il settore del mattone in piena crisi, nell’ultimo biennio ha cessato l’attività oltre il 50 per cento delle imprese edili: delle 50 ne sono rimaste una ventina.
Alle 16 di domani, in municipio, si terrà un incontro al quale prenderanno parte i responsabili delle associazioni professionali e delle organizzazioni di categoria. Tema della riunione, convocata dall’Amministrazione comunale, è: “Contributi per interventi strutturali di miglioramento sismico o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione di edifici privati”. Questa la sintesi dei contenuti dell’ordinanza 52/2013 del dipartimento nazionale di Protezione civile destinata a tut! te le regioni italiane.
Il fondo in Sicilia prevede uno st! anziamento 4milioni e 745mila euro. Somme, forse, irrilevanti, rispetto alle reali esigenze di adeguamento sismico che servirebbero a tutti i Comuni dell’Isola. Secondo un calcolo matematico, considerando la media di 30 mila euro a intervento, in tutta la Regione potrebbero essere finanziati circa 150 progetti. «Nessuna forza politica – dichiara il presidente di Confartigianato, Navanzino – ha fatto richiesta per fare approdare il Prg in aula, per la verifica e l’approvazione. E’ prioritaria la redazione di un piano particolareggiato del centro storico che, alla luce della norma della Protezione civile, che discuteremo domani, la città sarebbe stata pronta. Invece, manca meno di un mese alla scadenza del 3 febbraio. In un paese come Caltagirone, che ha ancora un centro storico vivo, ci facciamo trovare impreparati. L’edilizia è al collasso: non si costruisce né si fanno demolizioni nel centro storico».
Risponde il consigliere comunale di Progetto Caltagirone, Claudio De! Pasquale: «I fondi a disposizione sono esigui. Il nostro Comune, con ampio anticipo, lo scorso 3 dicembre ha aperto i termini per le domande. La crisi dell’edilizia investe l’Italia, non è addebitabile alla mancata adozione del Prg poi è consentito operare con il Prg vigente. Serve tempo, per non ricadere negli errori del passato e per predisporre un piano rafforzato da correttivi e semplificazioni».
GIANFRANCO POLIZZI

Fonte LA SICILIA
07/01/2014

IL MUOS, GLI ANTI-USA E L’INFORMAZIONE AMBIGUA CHE “FA COMODO”



MUOS18

di Pasquale Hamel –

I tecnici dicono che le sue onde elettromagnetiche, a bassa intensità, facciano meno male dell’uso di un telefonino, eppure oggi il Muos, il gigantesco radar che si sta installando nella faggeta di Niscemi, suscita allarme fra le popolazioni ed é divenuto uno dei temi dello scontro del pur angusto dibattito politico siciliano.
Un’opposizione composita, una sorta di No Tav in salsa siciliana, coacervo di posizioni fra loro talora perfino antitetiche, nella quale si ritrovano spezzoni di destra e di sinistra radicale, dall’ambientalismo irrazionale all’antipoliticismo preconcetto, dall’estremismo di sinistra dell’aria cosiddetta antagonista a quello di una destra sciovinista, si è ritrovata insieme dando linfa a quel comune denominatore che permea la tradizionale cultura d’opposizione italiana.
Parliamo dell’antiamericanismo che viene da lontano e che si dilata in banale antioccidentalismo. Antiamericanismo o antioccidentalismo, in un contesto storico ben diverso, avevano già in Sicilia animato i gruppi pacifisti guidati da Pio La Torre che si erano opposti alla militarizzazione dell’isola con l’istallazione dei missili Cruise nella base di Comiso.
Naturalmente quel movimento culturalmente e politicamente era ben altra cosa rispetto a questa modestissima jacquerie locale – che non si è trasformata come avvenne allora in movimento di massa – dietro la quale c’é soprattutto il rifiuto di una modernità compiuta, di quella condizione che vede il declino degli ideologismi che hanno attraversato, con gli effetti devastanti di cui la narrazione storica è testimone, l’intero secolo breve.
A supporto culturale questo coacervo di concezioni diverse, per darsi una giustificazione, ha estratto strumentalmente dall’archivio della storia, parole forti che, a nostro avviso, non possono costituire reali strumenti interpretativi dei processi geopolitici in atto e tantomeno si possono applicare alla stessa vicenda.
Imperialismo, terzomondismo, nazionalismo a cui, nello specifico, si aggiunge certo becero, e sempre presente come convitato di pietra, sicilianismo d’antan giustificativo delle tradizionali insufficienze isolane, circolano dunque in modo inopportuno nella bocca di coloro che si sono posti come avanguardie di un movimento che, alla luce di quanto detto, e avendo l’occhio ai numeri, non c’è.
Tornando al fatto, in tutta questa vicenda, non si può però non fare una piccola riflessione sull’atteggiamento assunto da chi rappresenta lo Stato che nell’isola, a termine di Statuto lo rappresenta il governo regionale. In questo caso è stata devastante la ambigua posizione che si è manifestata attraverso il suo presidente. Crocetta, infatti, era partito, in un primo momento, lancia in resta contro quel “mostro” che metteva in pericolo la salute dei cittadini, colorendo la sua battaglia dei soliti luoghi comuni circa la sudditanza e lo sfruttamento del sud operata dai poteri forti nazionali e internazionali, per poi, a fronte di chissà quali ragionamenti in ogni caso poco trasparenti, convertirsi alla tesi che proprio mostro quell’impianto non fosse e poi, per difendersi dalle contestazioni dalle accuse di incoerenza dei comportamenti, tirare infine in ballo perfino la solita mafia con dichiarazioni, ciò che appare una balla mostruosa dal forte sapore mediatico, quali quella che nei movimenti si sarebbero infiltrati elementi della malavita organizzata per perseguire interessi che sinceramente non si riesce a capire.
Chi rappresenta lo Stato avrebbe dovuto invece responsabilmente esaminare con serenità l’intera questione e, ove confermata la innocuità del Muos, rassicurare adeguatamente la popolazione. Ma in un mondo di disinformazione o informazione superficiale, forse fa più comodo continuare a coltivare un certo grado di ambiguità.
Fonte: SiciliaInformazioni
12 dicembre 2013 – 09:47

Sull’inopportunità dell’abolizione delle Province Regionali Siciliane.

15.6.2013. I consiglieri provinciali di Catania si strappano le vesti per l’abolizione delle province, è notizia che durante l’ultima seduta consigliare, siano stati fortemente critici rispetto a questa decisione : dovevano difendere l’istituto intervenendo presso i loro leader quando era il momento , ormai siamo fuori tempo massimo: il limite della politica siciliana è quello di non essere lungimirante e di piangersi addosso quando il danno è fatto. A volte certe decisioni sembrano impopolari ma sono quelle giuste e la decisione da prendere era quella di NON abolire le Province Regionali ! E’ stato un colpo di testa! Appare singolare che la decisione sia stata presa, quasi, in un salotto televisivo, con il Presidente della Regione che dichiarò a Giletti che avrebbe abolito le province siciliane. Da quì scherzosamente “legge Giletti”. Cosa è stata questa premura, ancora in nessun altro posto, in Italia, sono state abolite le province! Nel resto d’Italia si parla di accorpamenti e non di abolizione, tra l’altro le province Siciliane avevano la funzione di “consorzi” in quanto lo Statuto Regionale non prevede l’istituzione delle province, tanto che la Legge Regionale 6/3/1986 all’articolo 3 precisa che i LIBERI CONSORZI DI COMUNI sono denominati PROVINCE REGIONALI. Quindi, non si è abolito un bel niente! Si è cambiato solo l’appellativo!   Purtroppo sull”onda della delusione verso la politica si sta compiendo la distruzione della democrazia , il popolo facilmente orientabile, con sermoni populistici e demagogici, neanche se ne rende conto anzi diventa complice. L’abolizione delle province provoca alcune conseguenze di tale logicità che non bisogna essere esperti o scienziati per prevederle: 1)morte della democrazia, in quanto i rappresentanti dei consorzi saranno , probabilmente, nominati dagli enti e nella prima fase il Presidente della Regione gestirà tutto con i commissari, quasi come un dittatore; 2)moltiplicazione dei consorzi si potrebbe passare da 9 province a 33 consorzi+3 città metropolitane; 3)risparmi per circa 15 milioni di euro per pagamenti di indennità a consiglieri ed assessori (cioè nulla nel bilancio regionale) ma aumento di spese (da calcolare) per gestire 33 consorzi. 4) confusione generale e mancanza di enti intermedi di raccordo (esempio:  come si ci metterà d’accordo per riparare una strada che passa da due consorzi e che interessa ad uno solo?); 5) personale da ricollocare E DA SPOSTARE nei vari consorzi ed enti locali (certo che non si può mandare a casa); 6)minore possibilità di posti di lavoro nel pubblico impiego in futuro; 7) non mi si venga a dire che i rappresentanti dei consorzi lo faranno gratis perchè o è una bufala oppure questi non faranno niente, perchè gratis in questo mondo nessuno fa niente e qualora lo faccia, lo fa a tempo perso e male!!! Ci saranno altri danni collaterali dei quali ci renderemo presto conto. La Regione costa di più perchè non l’aboliamo? I Comuni costano di più perché non li aboliamo? Perché non aboliamo tutto il sistema democratico  e mettiamo a capo un dittatore, così risolviamo il problema una volta per tutte. Ma si! Ritorniamo al fascismo con i podestà e l’olio di ricino! Invece di ammazzare le province bisogna fare il contrario: chiudere tutti gli enti inutili che sperperano denaro pubblico (oltre 200 nella Regione Sicilia) ed affidarne i servizi alle provincie potenziandone la funzione.In tal modo si risparmierebbero parecchi milioni, molti di più del costo dei consiglieri ed assessori provinciali che rappresentano il POPOLO.

Caltagirone, scongiurata la chiusura della Casa di riposo “Santa Maria di Gesù

Revoca della sospensione del servizio dal 16 giugno disposta dal commissario Lauro, anticipazione finanziaria per fare fronte alle spese urgenti con nomina di un commissario ad acta per gestire queste risorse e compiti di vigilanza riconosciuti al Comune, costituzione di un tavolo tecnico fra l’assessorato regionale alla Famiglia, quello alla Sanità e il Comune per l’istituzione di una Rsa (Residenza sanitaria assistita) che accresca i servizi all’interno della struttura, impegno della Regione a raccordarsi con l’Asp di Catania affinché, in attesa di una soluzione definitiva, si garantisca l’erogazione dei pasti agli anziani; riconoscimento delle peculiarità dell’Ipab di Caltagirone nel piano di riordino del settore predisposto con apposito disegno di legge dal Governo dell’Isola.

​Queste le determinazioni assunte stamani, a Palermo, nel corso dell’incontro fra il dirigente generale dell’assessorato regionale alla Famiglia Maria Antonietta Bullara (che ha illustrato gli intendimenti dell’assessore regionale Ester Bonafede, dichiaratasi “vicina alle esigenze dell’Ipab calatina”), lo stesso commissario Vincenzo Lauro, i deputati regionali Concetta Raia (che aveva promosso la riunione) e Francesco Cappello (intervenuto pure nella recente seduta straordinaria di Consiglio), e la delegazione del Comune di Caltagirone, formata dall’assessore Marta Bellissima, dal presidente del Consiglio Luigi Giuliano e dai capigruppo e consiglieri Fortunato Parisi, Settimo De Pasquale, Fabio Roccuzzo e Francesco Tasca.

​“L’esito della riunione ci soddisfa – afferma l’assessore Bellissima – perché si scongiura la chiusura e si pongono le basi per una piena collaborazione Regione – Comune con l’obiettivo di una definitiva soluzione dei problemi dell’Ipab, anche attraverso una sua riqualificazione sanitaria, così come, peraltro, emerso dall’intervento dell’on. Falcone nel recente Consiglio straordinario”. Soddisfatto anche il presidente del Consiglio Luigi Giuliano, che ricorda “il ruolo svolto dall’assise e dall’Amministrazione” e dà atto al Governo regionale di avere manifestato “concreta e fattiva disponibilità su questa importante vicenda”.

​“E’ emersa – sottolinea l’on. Raia – la chiara e concreta volontà di valorizzare l’Ipab calatina, riconoscendone ruolo e funzioni, ma anche radicamento storico e sociale. Si sono indicate azioni che saranno assunte nell’immediato, per dare ossigeno alla struttura, ma anche interventi che, nel quadro di un’auspicata riforma, garantiscano a questa casa di riposo non soltanto il mantenimento, ma anche il potenziamento”.   fonte Catania Oggi.com del 14-6-2013