Caltagirone. Il presidente di Confartigianato Navantino bacchetta il sindaco, il predecessore e il Consiglio

Senza Prg troppe opportunità perse


A Caltagirone il Prg viaggia con due anni e mezzo di ritardo. In parole semplici sono trascorsi invano trenta mesi, nell’attesa che lo strumento urbanistico approdasse al Consiglio comunale, per l’auspicata adozione, al fine di dotare la città di un nuovo strumento di crescita economica e sociale.!
Il presidente di Confartigianato Francesco Navanzino spara a zero e attribuisce responsabilità alle Amministrazioni, la precedente e l’attuale, oltre al Consiglio comunale, con quest’ultimo reo, a suo dire, di «non essersi contrapposto e di non avere mai avanzato proposte». La Confartigianato ha altresì lamentato che, con il settore del mattone in piena crisi, nell’ultimo biennio ha cessato l’attività oltre il 50 per cento delle imprese edili: delle 50 ne sono rimaste una ventina.
Alle 16 di domani, in municipio, si terrà un incontro al quale prenderanno parte i responsabili delle associazioni professionali e delle organizzazioni di categoria. Tema della riunione, convocata dall’Amministrazione comunale, è: “Contributi per interventi strutturali di miglioramento sismico o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione di edifici privati”. Questa la sintesi dei contenuti dell’ordinanza 52/2013 del dipartimento nazionale di Protezione civile destinata a tut! te le regioni italiane.
Il fondo in Sicilia prevede uno st! anziamento 4milioni e 745mila euro. Somme, forse, irrilevanti, rispetto alle reali esigenze di adeguamento sismico che servirebbero a tutti i Comuni dell’Isola. Secondo un calcolo matematico, considerando la media di 30 mila euro a intervento, in tutta la Regione potrebbero essere finanziati circa 150 progetti. «Nessuna forza politica – dichiara il presidente di Confartigianato, Navanzino – ha fatto richiesta per fare approdare il Prg in aula, per la verifica e l’approvazione. E’ prioritaria la redazione di un piano particolareggiato del centro storico che, alla luce della norma della Protezione civile, che discuteremo domani, la città sarebbe stata pronta. Invece, manca meno di un mese alla scadenza del 3 febbraio. In un paese come Caltagirone, che ha ancora un centro storico vivo, ci facciamo trovare impreparati. L’edilizia è al collasso: non si costruisce né si fanno demolizioni nel centro storico».
Risponde il consigliere comunale di Progetto Caltagirone, Claudio De! Pasquale: «I fondi a disposizione sono esigui. Il nostro Comune, con ampio anticipo, lo scorso 3 dicembre ha aperto i termini per le domande. La crisi dell’edilizia investe l’Italia, non è addebitabile alla mancata adozione del Prg poi è consentito operare con il Prg vigente. Serve tempo, per non ricadere negli errori del passato e per predisporre un piano rafforzato da correttivi e semplificazioni».
GIANFRANCO POLIZZI

Fonte LA SICILIA
07/01/2014

Addio urbanistica



La differenza tra programmazione e gestione del territorio, i limiti alla partecipazione dei cittadini nei processi decisionali, gli effetti indesiderati del mantra “è necessario riqualificare le aree dismesse” nel libro di Patricio Enriquez, architetto e urbanista che insegna al Politecnico di Milano e lavora con i comitati in tutto l’Alto milanese


Patricio Enriquez è un urbanista e un  architetto. Ha uno studio a Milano, insegna al Politecnico, ma è più facile incontrarlo durante un’assemblea che discute gli effetti sul territorio brianzolo dell’autostrada Pedemontana lombarda o che affronta con i cittadini di Sesto San Giovanni i rischi del progetto di “riqualificazione” dell’area ex Falck, quello firmato da Renzo Piano. 
Forte di un’esperienza maturata “sul campo”, oggi a fianco dei comitati ma prima da dirigente in alcuni Comuni, Enriquez ha mandato in libreria per Maggioli editore “Addio urbanistica, appunti per un progetto di governo del territorio” (14 euro). 


Qual è la differenza tra l’urbanistica e il governo del territorio? Che cosa rappresenta la legge lombarda del 2005?

L’urbanistica è una materia che si pone tra quelle umanistiche e quelle scientifiche, poiché si occupa del comportamento umano e delle modalità di insediamento nel territorio. L’esigenza di regolamentazione del suolo nasce in età moderna per correggere gli effetti negativi derivanti dall’ampliamento delle città industriali e dai fenomeni di urbanizzazione della campagna. 

Compito dell’urbanistica è quello di assicurare, pur promuovendo lo sviluppo edilizio, la tutela e l’uso razionale del territorio per contenere gli effetti più deleteri di esso: sovraffollamento, inquinamento, alterazioni idrogeologiche, inadeguatezza dei servizi.

Il governo del territorio, invece, nasce da motivazioni finanziarie del terzo millennio, con la cosiddetta riforma della Costituzione, sancendo l’affermazione della rendita fondiaria ed economica dei suoli. In altri termini, il governo del territorio è il garante del ruolo determinante della finanza nell’edilizia rispetto alla tutela del territorio. 
La legge urbanistica lombarda del 2005 rappresenta l’esempio più calcante di come la tutela sia secondaria alla finanza, e l’aspetto più preoccupante è come tale legge stia facendo da scuola nel territorio italiano.



Nel tuo lavoro di urbanista hai seguito e accompagnato numerosi movimenti che hanno cercato di far valere il proprio punto di vista nell’elaborazione di piani o strumenti urbanistici in vari Comuni della Lombardia. Nel libro dai conto, però, dei limiti dei processi di “partecipazione”. Quali sono i principali?Intanto la partecipazione nei piani urbanistici è dovuta alla recente introduzione di normative ambientali di matrice europea. E senza tali norme in Italia, forse, non sarebbe mai stata introdotta. Ma in Italia continua a sussistere una “devianza” che confonde -volutamente- procedure ambientali e procedure partecipative di condivisione delle scelte. 
Generalmente, salvo rari casi, possiamo parlare semmai di “momenti informativi”, dove il Comune illustra le scelte già prese e caso mai decise insieme a qualche “stakeholder” referenziato e ben accreditato. L’uso oramai generalizzato di un termine anglosassone, invece di uno latino, rende bene già l’idea del significato che si dà alla partecipazione, la quale è diventata una procedura di mera ottemperanza di un obbligo di legge, piuttosto che una vera occasione per acquisire un “sapere sociale” che è radicato solo nella società.

 

Davvero “il recupero di aree dismesse costituisce attività di pubblica utilità ed interesse generale”, a prescindere dal tipo di recupero programmato, come si legge in una legge lombarda? Che cosa comporta, a tuo avviso, una visione del genere?
È importante avviare un serio processo di riconversione delle aree dismesse mediante forme di riuso che si contrappongano alla tradizionale abitudine del consumo del suolo libero, ma questa non può essere coniata come una attività di pubblica utilità e di interesse generale.
Una distorta visione del significato di “pubblica utilità”, come è avvenuto in Lombardia, comporta infatti un rovesciamento degli interessi collettivi a favore di quelli privati, che si sostituiscono, impropriamente, al pubblico nell’individuazione dei fabbisogni collettivi. 
In altri termini la riconversione delle aree private, per usi privati, spesso incorniciati con i termini di “valorizzazione” e “riqualificazione”, diventano prioritari rispetto agli urgenti e datati fabbisogni della collettività, perché la parola d’ordine è diventata “togliere il degrado dalla vista”, senza nemmeno capire se ciò che sostituirà il degrado comporterà maggiori problematiche rispetto allo stato iniziale. Un tipico paradosso italiano.



In che modo la realizzazione della “città pubblica”, ovvero l’esigenza di garantire servizi ai cittadini presenti e futuri, che dovrebbe essere al centro dell’attività di pianificazione, arriva a rappresentare un “Cavallo di Troia” a favore di una ulteriore urbanizzazione?Realizzare prioritariamente la “città pubblica” significa costruire città che soddisfino le esigenze di tutti, garantire qualità abitativa e inequivocabilmente impiegare le aree per finalità pubbliche, sottraendole all’urbanizzazione della città privata. Se un piano urbanistico è redatto da un ente pubblico, allora non si comprende per quale motivo si debbano rendere edificabili aree private quando queste non corrispondano ad un reale e vero interesse pubblico. Il governo del territorio sorge su un paradosso, perché individua a priori le aree riservate all’edificazione privata, che garantiscono gli introiti finanziari, e poi sulle restanti aree -che sono residuali- identifica la città pubblica. Anzi nei peggiori casi, sarà l’attività edificatoria del privato che individuerà, e non si capisce con quale criterio pubblico, le aree della città pubblica.

di Luca Martinelli – 7 gennaio 2014
fonte altreconomia

Ministro dell’Ambiente Clini: ‘‘mai più condoni edilizi’’

E’ sbagliato generalizzare. I condoni ci sono stati perchè c’è una legge urbanistica inadeguata. Gli interventi nell’edilizia esistente (centri storici in particolare) sono spesso ostacolati da norme ingiuste che non consentono di adeguare i fabbricati alle nuove esigenze. Perciò si ricorre alla nuova edificazione anch’essa impedita dall’eccessivo costo delle aree e da una complessita di normative. Quindi la gente nel passato, spesso per bisogno e necessità ha ricorso a costruirsi da se la propria casa. Gli speculatori non fanno abusivismo, quelli si mettono d’accordo con chi amministra e costruiscono in regola e con le autorizzazioni. Non sono folli ad investire sull’abusivismo. Poi non dimentichiamo che in certe zone d’Italia non esistono case popolari. Certo se tu facessi la domanda di una casa popolare oggi e l’avessi tra un anno, mai provvederesti da te a costruire abusivamente. Però se devi aspettare 10 anni un pensierino lo fai. Ma lo sapete che in altri stati d’Europa se vuoi costruire una casa il comune ti da un’area o ti varia quella di tua proprietà in edificabile nel giro di una settimana? Addirittura ti approvano il progetto in due giorni!! In Italia c’è un sistema per cui si va a piani regolatori che sono molto particolareggiati, che per realizzarli ci voglio anni, fatti per fare arricchire i grandi proprietari terrieri e speculatori, che trasformano le zone agricole in edificabili e che poi te le rivendono a costi esorbitanti. Per non parlare poi delle norme burocratiche e dei tempi e costi di approvazione dei progetti ! E’ questo che il Ministro vuole favorire? Ho fatto solo alcuni esempi ma se ne potrebbero fare tanti altri. Il Ministro non può semplificare in questo modo perchè sbaglia. Dovrebbe cercare di risolvere le cause dell’abusivismo solo dopo può fare una legge per impedirlo. Per ora emani un’altro condono, che tra l’altro è assolutamente necessario, perchè hanno fatto emergere le case fantasma per fare base imponibile da sottoporre a tassazione, ma molte di queste sono rimaste abusive !!

Il Condono edilizio e lo strapotere delle Iene

In questi giorni, a proposito della Manovra economica, si accenna ad una proroga del condono edilizio con possibilità di sanatoria in aree sottoposte a vincoli. Apriti cielo! Molte associazioni ambientaliste ed alcuni partiti si sono subito schierati contro, denunciando manovre a favore della malavita organizzata, gridando allo scandalo ed alla distruzione dell’ambiente senza però conoscere neanche i contenuti delle proposte. Proviamo a spiegare qualcosa. Qualche mese fa è scaduto il termine per potere accatastare i cosidetti “fabbricati fantasma” , ed è un paradosso che molti di questi oggi siano sottoposti a regolare tassazione e che però non siano stati legittimati solo il profilo urbanistico. Non sarebbe logico, dopo averne chiesto l’accatastamento consentirne la sanatoria? In riguardo alla questione dei vincoli paesaggistici, molti non sanno che in queste aree è possibile costruire! Basta solo che si ottenga un nulla osta dall’Ente preposto alla tutela del vincolo stesso. Se una casa, ancorché abusiva, è perfettamente conforme ai dettami del vincolo ambientale, diventa assurdo farla demolire quando poi potrebbe essere ricostruita tale e quale, con un doppio carico ambientale di iniziative industriali-edilizie. In questo caso una sanatoria consentirebbe di ottenere la salvaguardia dell’ambiente. L’ultima sanatoria è stata varata nell’anno 2003 e purtroppo in materia di sanabilità su aree vincolate, sono state scritte norme poco chiare tanto da essersi bloccate migliaia di pratiche in tutta l’Italia. Quello che si chiede in questi giorni al governo è di non permettere la sanabilità nelle aree con vincoli ambientali di inedificabilità (coste, monumenti, aree archeologiche etc), ma di permetterla la dove le Soprintendenze consentono di edificare, ovvero nelle aree con vincolo di “edificabilità condizionata”. Considerato pure che la poca chiarezza della norma ha comportato incertezze nella presentazione delle istanze, sarebbe opportuno riaprire i termini di presentazione della sanatoria, per ovvi motivi di equità, tra chi ha presentato e chi non ha presentato l’istanza. Quì, non si vuole essere pretestuosi sui motivi che hanno causato l’abusivismo edilizio, sicuramente, legate alla inefficienza della pubblica amministrazione e non al malaffare che è dedito ad altre speculazioni, spesso regolarmente autorizzate e molto più remunerative. Neanche si cercano giustificazioni, rispetto ai bisogni delle persone, alla mancanza di alloggi popolari, alla mancanza di terreni a prezzi calmierati, al diritto fondamentale alla casa, seppure sono tutte inoppugnabili. Vogliamo attenerci alle regole e si chiede solo che siano emanate norme di buonsenso e di unanime interpretabilità. Niente deturbazione dell’ambiente, niente danni agli altri cittadini , chi ha fatto ciò non deve avere possibilità di condono edilizio. Diverso se l’ordinamento può rendere conforme un’opera che si inserisce correttamente nel territorio. Confidiamo nel coraggio e nel senso pragmatico dei parlamentari perché, comprendiamo, sarà difficile trattare questi temi, quando c’è un forte “strapotere delle Iene” non riferito al famoso programma televisivo, quanto ad una lobby di politici ed ambientalisti che a prescindere dalle motivazioni, si rifiuta categoricamente di aprirsi al dialogo e, non vogliamo pensare che accada, per difendere miserabili interessi di parte.
Settimo Claudio De Pasquale

Presidente di “Comitato326 per la tutela della casa”
Caltagirone

Ecco l’interrogazione consiliare sul problema dell’istruttoria delle pratiche di sanatoria

Ritengo che l’interrogazione sia molto tecnica, rispettosa e fatta nell’interesse comune, dei cittadini, degli uffici, dei liberi professionisti interessati. Purtroppo non tutti l’hanno interpretata in questo modo, o forse non si è abituati al confronto costruttivo. Dopo l’interrogazione invece di trovare soluzioni, alla scadenza, non è stato rinnovato l’incarico ai professionisti esterni. Mi aspettavo di meglio.

Ecco l’interrogazione:

Al Signor Sindaco del Comune di Caltagirone
Interrogazione con risposta scritta ed orale

OGGETTO: Interrogazione per chiedere quali provvedimenti intende assumere l’Amministrazione per il spedito rilascio delle concessioni edilizie in sanatoria di cui alle leggi 47/85 e 724/94.

Premesso e considerato

-che In riferimento alla questione della istruttoria delle pratiche di sanatoria edilizia l’Amministrazione ha deciso di affidare il compito conferendo incarico professionale ad una serie di tecnici esterni;

-che i tecnici esterni, probabilmente, non sono stati messi in condizioni di operare autonomamente; non è stato previsto alcun software idoneo che automatizzasse la procedura ma neanche precise disposizioni alle quali uniformarsi;

-che tutte le pratiche, in ogni caso, sono sottoposte alla supervisione dei tecnici e amministrativi che operano all’interno dell’ufficio del comune, creandosi così, involontariamente, una strozzatura che non permette di procedere con celerità;

-in particolare, risulta verificato , che per ogni pratica, avvengono incontri tra il personale esterno e quello interno, controlli e ricontrolli di atti documenti, richieste di trasmissione che spesso si sovrappongono e questo prova che non ci sono standard ai quali attenersi;

-che non si vuole entrare nel metodo di remunerazione dei tecnici esterni che davvero non può essere condiviso (il cosidetto “metodo calderone” coniato da questa Amministrazione) perché basato su una produzione di gruppo e non sulla capacità professionale e di produzione individuale, quindi non incentivante. Sotto questo punto di vista è lodevole l’apporto professionale, quasi volontario, dei tecnici esterni incaricati che, in mancanza della standardizzazione dei procedimenti, sono costretti a file ed attese nei corridoi dell’ufficio tecnico, per portare a termine ogni pratica loro affidata;

-che le problematiche sorte non possono essere addebitate a colpe del personale interno od esterno; non si tratta di incompetenza ed incapacità, semplicemente si tratta della mancanza di un idoneo coordinamento e disposizioni alle quale uniformarsi, situazione che causa controlli e ricontrolli sulle pratiche, quindi, perdite di tempo che non consentono il rilascio spedito delle concessioni edilizie in sanatoria;

-la prova è che fino ai primi di agosto sono state rilasciate solo 115 concessioni edilizie compreso quelle relative alle nuove costruzioni e quelle relative alle pratiche di sanatoria istruite nel passato, circa 1 ogni due giorni di calendario;

-che nulla si fa per mettere in condizione i tecnici esterni di essere autonomi;

-che a nulla serve richiamare la complessità della questione, la colpe degli uni e degli altri, perchè vi sono Enti Locali che hanno completato le istruttorie e rilasciato le concessioni, senza tutte queste complicazioni;

-che è necessario rivedere la situazione puntare sulla buona volontà sull’efficienza, sulla celerità dei processi, attraverso una standardizzazione ed automazione;

-che di questo passo per le concessioni in sanatoria dovremmo attendere svariati anni, inutile opprimere i cittadini con richieste di pagamento oneri e conguaglio sanatoria, quando poi non siamo capaci di rilasciare loro la concessione edilizia;

premesso e considerato quanto sopra

Interroga l’Amministrazione

per sapere quali provvedimenti concreti intende intraprendere nell’immediato per risolvere la problematica e rilasciare le concessioni edilizie in sanatoria relative alle istanze di cui alla legge 47/85 e legge 724/94.

Caltagirone 14-9-2010

Il consigliere
De Pasquale Settimo (PDL)
co-firmatari
Bauccio/Domenica/Lo Nigro (PDL)

Prot 19 del 14/9/2010 – registro interrogazioni – 

Istruttoria pratiche condono edilizio a Caltagirone

Oggi parliamo di condono edilizio, in particolare, delle pratiche arretrate giacenti al Comune di Caltagirone. Qualche mese fa ebbi a fare una interrogazione con la quale volevo evidenziare alcune problematiche in particolare stigmatizzavo il fatto che in sei mesi su migliaia di concessioni in sanatoria da rilasciare ne erano state esitate solo 115 compreso le nuove costruzioni e che a fronte di tutto ciò non aveva senso opprimere i cittadini con richieste di integrazione di documenti e pagamenti tempestivi se poi non si era in grado di definire i procedimenti. Evidenziavo anche che i tecnici esterni incaricati non erano stati messi in condizione di operare autonomamente attraverso procedure standardizzate, tanto che erano costretti a continue interlocuzioni con il personale interno (sia in fase di esame che in fase di rilascio di concessione), infine, auspicavo in una soluzione. Adesso apprendo che esaminata la questione l’Amministrazione ha deciso di revocare l’incarico ai tecnici esterni incaricati. Premesso che tanti di essi manifestano un senso di liberazione, tuttavia ho notato che questi colleghi professionisti, sentono che sia stata messa in discussione la loro dignità professionale. La verità è che, nonostante il sistema dei compensi da fame,  hanno profuso impegno e passione e si sono sforzati di addentrarsi in una materia molto complessa. Hanno richiesto le integrazioni, ma che volete, dopo venticinque anni (!!!) si pretende che gente deceduta, eredi totalmente a sconoscenza dei fatti, nuovi proprietari, in un  batter d’occhio integrino documentazioni e somme che spesso comportano l’esborso di parecchie migliaia di euro, proprio così, si pretende anche da parte dei morti. Alla fine le mancate integrazioni sarebbero da addebitarsi a questi tecnici esterni? Sicuramente NO !  La verità è che c’è stata poca propensione a risolvere seriamente il problema, e molta a fare fallire il progetto dell’affidamento agli esterni. Ma nessuno dice niente, nessuno si ribella. E’ normale che un tecnico esterno sia pagato con il fantasioso “metodo calderone”,  è normale che non sia stato fornito uno standard per istruire le pratiche (documenti, circolari leggi e software adeguato e non improvvisato e non certificato) è anche normale che un libero professionista  incaricato all’istruttoria, abbia dovuto soggiacere a lunghe code di attesa durante gli orari di ricevimento per potere conferire con il guru della sanatoria. Non voglio soffermarmi sulla perniciosa e farmacistica prassi alla quale siamo arrivati a Caltagirone; siamo partiti che per fare una sanatoria ci voleva un elaborato grafico ed una relazione e siamo finiti che ci vogliono una miriade di documenti, non sempre previsti dalla legge però imposti dal nostro comune. Vorrei  fare presente ai più giovani  che la sanatoria 47/85 si chiama così perchè trattasi di una legge del 1985. Sono passati 25 anni!! Vorrei capire cosa hanno fatto gli impiegati e le amministrazioni succedutesi in questi anni!! Istruendo appena 100 pratiche all’anno non ci sarebbe alcun arretrato. Ora si pretendeva che tutte le pratiche del 1985 oltre quelle del 1994 e del 2003 fossero istruite in un anno. Ma c’è di più, non si dotavano i tecnici esterni di adeguati standard per essere autonomi e rilasciare le concessioni edilizie, tanto che  l’Ufficio non è riuscito, nell’anno in corso , a superare le centinaia, anche se ultimamente sono aumentati gli sforzi, per buona volontà dell’anello finale della catena che tra l’altro oltre ad occuparsi delle concessioni deve badare agli attestati, a fare visionare le pratiche e chissà a quante altre incombenze. Se mi chiedete di chi è la colpa io vi rispondo subito. E’ nostra. Non è colpa dell’impiegato dell’Ufficio, o dell’Assessore al ramo, neanche del Sindaco e tantomeno del dirigente di settore. La colpa è nostra, perchè non vediamo  non sentiamo e non parliamo, anzi, in verità,  siamo dotati di queste facoltà, ma non le utilizziamo. Quando dico che la colpa è nostra mi riferisco ai cittadini, inermi,   pronti a chinarsi ed a comportarsi da sudditi di fronte al primo impiegato che si trova in un ufficio pubblico. Non siamo abituati a confrontarci ed a pretendere, nel pieno rispetto del prossimo,  nell’ossequio delle leggi e dei regolamenti, senza alcuna concessione al libero arbitrio.  Sulla sanatoria, in tutti questi anni sono nati svariati “orientamenti” dell’ufficio, che abbiamo accettato supinamente. I professionisti, spesso, anche per egoismo e convenienza economica: vale la logica “più complicato, più lavoro, pù prestazioni  = più conpenso”. Ma non sempre questa logica è vincente, perchè sarebbe meglio puntare sullo snellimento delle procedure che porterebbe veloci benefici economici per tutti, anche per i cittadini non interessati alle questioni. Signori io certe battaglie provo a farle e ne sto pagando le conseguenze(con soddisfazione e orgoglio) , tuttavia esorterei noi tutti a svegliarci. Perchè non è possibile continuare in questo modo. Professionisti che ogni giorno fate code allo sportello del comune, ma dove siete? ci siete? Capisco che gli impegni sono tanti, ma ci sono problemi che vale la pensa di affrontare e risolvere una volta per tutte. Serve urgentemente un incontro tra l’amminisrazione, gli uffici e la società civile (professionisti, cittadini ed associazioni) è necessaio che si discuta e si risolva per sempre questa annosa questione delle sanatorie e non con i dinieghi!! Autoistruiamoci le pratiche, creiamo un modello standardizzato al quale i tecnici dei clienti possano attenersi,  autocompiliamoci le concessioni, c’è tutta la disponibilità possibile, ma per favore, che al comune non ci siano professori, che già bastano quelli che insegnano a scuola. Il confronto deve essere sempre paritario, con il rispetto della dignità di ciascuno. Certo è una questione che devono affrontare, soprattutto, i professionisti della materia ed è a loro che mi rivolgo in particolare. La questione non può chiudersi con il fatto che il Comune revochi l’incarico a tanti per darlo a pochi, non sarebbe giuto e neanche dignitoso per chi subisce questo torto.  La questione deve risolversi con buon senso: chi istruisce le pratiche interne (professionisti incaricati o impiegati) deve essere messo in condizione di poterlo fare con serenità e secondo procedure certe direi quasi certificate,  e chi le presenta e le predispone (utenti e tecnici esterni) deve avere diritto al confronto paritario con l’Ufficio. I problemi vanno affrontati certamente uno per uno, ma deve esser concesso di rilevare errori, di obiettare, di difendere gli interessi reciproci (sia dell’ufficio che dell’utenza esterna), ed a questo non deve esserci nessuna preclusione. Una lettera di precisazione o di chiarimento non può essere intesa come atto di lesa maestà, salvo che qualcuno creda di essere il Supremo. Una richiesta di riesame non può essere interpretata come offesa personale e motivo di ritorsione. Mi sorprende che alcuni applichino logiche di tipo mafioso senza neanche rendersene conto (che poi , spesso, si tratta anche di brave persone), ma probabilmente certi atteggiamenti sono nella nostra cultura, così radicati che neanche ci rendiamo conto di metterli in atto o di subirli. Lo so che nell’epoca moderna , nella quale si cercano le strade corte, anche uno scritto di questo tipo rischia di essere banalizzato, tuttavia la speranza è che possa servire da stimolo per iniziare un cammino costruttivo e condiviso. Adesso è necessario AGIRE.  Sarò un pazzo, come qualcuno mi suggerisce,  ma io sono disponibile a fare compagnia a chi vuole agire, anzi , ho già iniziato.

Anche io facile profeta sul PIANO CASA !

Tra i primi ad aver capito che la legge sul Piano Casa proposta da Lombardo  e che l’Assemblea Regionale si apprestava ad esaminare era fallimentare sin dalla prima stesura.
Per chi  voglia conoscere la questione dal mio punto di vista, rimando ai seguenti post tutti sul PIANO CASA SICILIA.  Raccontano la storia dell’impegno per riuscire ad ottenere una legge che bene si inseriva rispetto ai bisogni dei Siciliani. Ma Lombardo non è stato d’accordo e l’Assemblea Regionale ha avallato (grazie sopratutto all’apporto del Partito Democratico).

http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/05/piano-casa-finalmente-anche-i.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/03/piano-casa-sicilia-e-le-case.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/01/il-piano-casa-sicilia-alcune.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/03/piano-casa-vince-lideologia-la.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/03/piano-casa-come-e-bello-farci-male-da.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/03/il-piano-casa-inefficace.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/02/su-edilportale-il-nostro-piano-casa.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/03/piano-casa-siamo-destinati-vivere-sotto.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/01/piano-casa-sicilia-la-proposta-di-legge.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/02/lonorevole-limoli-ed-il-gruppo-pdl.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/01/come-ricostruire-la-sicilia.html
http://claudiodepasquale.blogspot.com/2010/02/sul-sito-ufficiale-del-collegio-dei.html

PIANO CASA FLOP IN SICILIA. Pogliese (PDL): Sono stato facile profeta

“Purtroppo sul fallimento del Piano Casa della Regione siciliana sono stato un facile profeta”. Così l’On. Salvo Pogliese, Vice Presidente Vicario del Gruppo parlamentare del Popolo della Libertà all’Ars, ha commentato la denuncia dell’Ordine degli Ingegneri di Catania sul “flop” del Piano Casa in Sicilia, dove si registra un numero esiguo di richieste per l’utilizzo del documento urbanistico.
“Gli effetti positivi del Piano casa voluto dal Governo Berlusconi, per rilanciare un settore chiave della nostra economia in gravissima crisi congiunturale quale è l’edilizia e, nello stesso tempo, riqualificare il patrimonio edilizio- afferma il Parlamentare- in Sicilia sono stati vanificati da una normativa regionale, fortemente voluta dal Partito Democratico e avvallata dal Presidente Lombardo, che ne ha stravolto il senso originario ponendo vincoli troppo restrittivi.”.
“Il Piano Casa siciliano, frutto dell’indegno compromesso tra Pd e Mpa non funziona perché prevede limiti tali, come ha ben evidenziato l’Ordine degli Ingegneri etneo, da rendere economicamente non conveniente intervenire sugli immobili – ha concluso Pogliese – ed escludere totalmente gli edifici non residenziali e le pratiche oggetto di condono edilizio si è rivelata una scelta gravemente fallimentare. In pratica in Sicilia si è volutamente svuotato il Piano Casa da ogni elemento in grado di renderlo funzionante e interessante per il settore dell‘edilizia”.

Comunicato Stampa – Gruppo consiliare PDL –

In merito all’approvazione delle direttive del nuovo Piano Regolatore Generale ed a quanto riportato nell’articolo del quotidiano LA SICILIA del 10 agosto L’Associazione Zenobia ha rilevato la superficialità con la quale il Consiglio ha affrontato l’argomento e ha evidenziato scelte urbanistiche non condivisibili. Il Consigliere Garofalo, invece, ha attribuito le responsabilità ad una fantomatica ed improbabile alleanza tra il PDL ed il PD. Le affermazioni dell’associazione Zenobia non ci toccano ma quelle del consigliere Garofalo, sono ridicole e prive di fondamento! Il gruppo consiliare del PDL, ha partecipato attivamente ai lavori, con interventi e proposte, mentre altre forze politiche e singoli consiglieri, hanno lasciato campo libero, come ad esempio lo stesso Garofalo che ci chiama in causa e che in questi atteggiamenti fa scuola. Alcuni, al contrario del PDL, hanno preferito tacere supinamente o andare via: non possiamo certo risponderne noi per loro. Poi spiace che la predica venga da chi è stato spudoratamente a fianco dell’Amministrazione Pignataro: si abbia, almeno, l’accortezza di tacere. Tuttavia sono stati accelerati i lavori per dotare la città dello strumento urbanistico rispetto al quale le “direttive” costituiscono fase propedeutica ma non determinante per tutte le scelte che si dovranno fare. In tutto ciò ci candidiamo ad essere parte attiva, con proposte che abbiamo in cantiere ed altre che verranno dai cittadini e dalle associazioni di settore.
10-8-2010