cos’è il liberismo

Questo rarissimo testo è il rifacimento einaudiano della voce Liberismo destinata al Piccolo dizionario politico, parte di un Corso di educazione civica intitolato Uomo e cittadino (Berna 1945), ora in “Annali della Fondazione Einaudi di Torino”, XX 1986, pp. 151-153. Lo ripubblichiamo dedicandolo a quanti si proclamano liberisti ma operano per il suo esatto contrario.

Liberismo. È parola che è intesa in significati svariati. Vi è chi ritiene che liberismo sia la dottrina di coloro i quali vorrebbero ridurre al minimo i compiti dello stato e si indicano anche, abbreviatamente, tali compiti come quelli del soldato per la difesa della patria, del carabiniere per il mantenimento dell’ordine e del giudice per la punizione dei colpevoli di delitti e per la definizione dei litigi tra i cittadini. Sarebbe perciò impossibile citare passi di autori di fama riconosciuta in cui tale dottrina sia esplicitamente affermata senza molte riserve, le quali variano da tempo a tempo e da paese a paese. Più ragionevolmente, si possono chiamare liberisti coloro i quali in genere vogliono che lo stato faccia passi assai più prudenti nella via dell’intervenire nelle faccende economiche, ed i quali giustificano siffatto loro atteggiamento prudente sovratutto con preoccupazioni d’indole morale e politica. Quanto più, essi dicono, lo stato regola le cose economiche, tanto più frequenti diventano i rapporti tra i cittadini e gli impiegati statali, tanto più aumenta il numero dei sorveglianti in proporzione a quello dei sorvegliati. La società si corrompe, perché gli eletti del popolo, invece di essere scelti da uomini indipendenti, sono scelti anche e in certi luoghi sovratutto da coloro che, facendo parte della burocrazia statale, dovrebbero essi stessi essere controllati. Si moltiplicano le occasioni di corruzione politica ed amministrativa per ottenere dallo stato che si interessa di tutto favori, licenze, permessi, autorizzazioni di fare la tale o tale altra cosa, che pure si deve fare per vivere. I liberisti attirano attenzione sulla corruzione imperversante in taluni paesi dove massime furono le ingerenze dello stato nella vita economica; e affermano che se lo stato deve fare qualcosa, ciò deve accadere sulla base di leggi chiare e semplici, applicabili oggettivamente a casi ben definiti e non per ciò di arbitrio amministrativo.

In senso più ristretto, si definisce liberista colui il quale è contrario al protezionismo doganale e alle sue forme peggiorative, che prendono il nome di contingenti, proibizioni, vincoli ai cambi delle divise estere ed autarchia. I liberisti sono favorevoli alla libertà degli scambi di merci (ed anche alla libertà dei movimenti degli uomini) in primo luogo perché ritengono che la divisione del lavoro fra paese e paese, unita alla libertà di dedicarsi a quei lavori, a quelle industrie, a quelle coltivazioni alle quali ognuno si sente più adatto, sia mezzo efficacissimo di aumentare la produzione della ricchezza e di migliorare la distribuzione; ed in secondo luogo e sovratutto perché temono la corruzione politica. Se industriali, agricoltori, operai sanno di non poter ottenere favori dai parlamenti, non hanno interesse a corrompere od influenzare gli eletti; se invece sanno che, mandando un loro rappresentante nelle Camere ed influenzando gli altri, essi possono ottenere una legge, la quale con un dazio doganale alla frontiera, tiene lontana la concorrenza estera, nasce l’interesse a falsare la volontà del popolo ed a rendere questo servo dei loro monopoli e privilegi. Si chiamano liberisti coloro i quali preferiscono rinunciare a qualche eventuale (molto eventuale) vantaggio che in casi particolarissimi si potrebbe ottenere stabilendo un dazio a favore, ad esempio, di una industria giovane – ed i teorici hanno elencato parecchi di questi casi particolari – allo scopo di mantenere pura la vita politica, lontano dai mercanteggiamenti a cui dà necessariamente luogo la concessione di protezioni doganali. In questo senso deve essere interpretata la celebre massima laissez faire, laissez passer. Essa non vuol dire che lo stato debba lasciar passare il male, tollerare il danno dei più a vantaggio dei pochi. Vuol dire che, nella maggior parte dei casi, salvo prova contraria assai difficile a darsi, l’industriale e l’agricoltore deve essere lasciato lavorare a suo rischio e pericolo e non deve essere protetto contro la concorrenza dello straniero. Chi chiede protezione contro lo straniero o sussidi o favori dallo stato, nove volte su dieci è il nemico del suo connazionale e vuole ottenere un monopolio per estorcere prezzi più alti, profitti più lauti e salari ultranormali a danno dei suoi connazionali. Resta quel caso su dieci o su cento che meriterebbe di essere considerato, ma il liberista esita anche in confronto ad esso, perchè l’esperienza storica gli ha dimostrato che all’ombra di una iniziativa meritevole di incoraggiamento statale, passa trionfalmente il contrabbando di mille avventurieri e sfruttatori del pubblico. Il liberismo non è una dottrina economica, ma invece una tesi morale.
Tratto da “Critica liberale” n. 65, novembre 2000, p. 132

Interrogazione sui problemi della raccolta dei rifiuti solidi urbani

Ho presentato una interrogazione per porre l’attenzione sul problema della raccolta dei rifiuti solidi urbani ed in particolare per verificare se corrisponda al vero che sia stato diminuito il numero degli operatori in servizio, a fronte di un aumento negli altri comuni. Segue il testo

Il sottoscritto consigliere De Pasquale Settimo

in riferimento al servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani,
I N T E R R O G A
L’Amministrazione e la Società d’Ambito in Atti, per sapere:
-quale sia il numero degli operatori ecologici in servizio , prima e dopo l’affidamento all’ATO CT5 Kalat Ambiente , per ciascun Comune facente riferimento.
-se risponda al vero che nel corso della gestione Kalat Ambiente, il numero di operatori ecologici dedito alla raccolta dei rifiuti, sia diminuito a Caltagirone ed aumentato in altri Comuni ed eventualmente in che misura;
-se si ritenga che il maggiore successo nella raccolta differenziata di alcuni Comuni, sia proprio riconducibile all’aumento del personale utilizzato per la raccolta porta a porta.

altre iniziative consigliari su http://www.claudiodepasquale.it/favorite.htm

Fioriere in mezzo alla strada?

Ho preparato e presentato una interrogazione consigliare per chiedere se sia stata valutata la pericolosità delle fioriere poste a lato della carregiata, all’inizio  della Scala della Matrice. segue il testo:
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Il sottoscritto consigliere De Pasquale Settimo

considerato che in Piazza Municipio, nel mese di Aprile-Maggio 2010 sono state posizionate pericolose fioriere nella parte iniziale della via Scala Maria SS del Monte, proprio nella sede stradale, senza alcuna segnalazione e protezione;

I N T E R R O G A

L’Amministrazione per sapere:

Se si ritenga che le fioriere con telai in ferro che presentano parti appuntite, inchiodate nella sede stradale , costituiscano pericolo, per i veicoli e pedoni, in subordine se sia stato verificato che la loro sistemazione sia conforme al Codice della strada e Regolamento attuativo;

Se si ritenga che dette fioriere interferiscano con il contesto paesaggistico, anche in considerazione della presenza della Scala oggetto di Patrimonio dell’UNESCO;

Se si ritenga che sia più opportuno rimuovere dette pericolosissime fioriere, già danneggiate da urti, anche per evitare pregiudizio in caso di danno a cose e persone.

registro interrogazioni

prot 03 del 21/2/2011

Istruttoria pratiche condono edilizio a Caltagirone

Oggi parliamo di condono edilizio, in particolare, delle pratiche arretrate giacenti al Comune di Caltagirone. Qualche mese fa ebbi a fare una interrogazione con la quale volevo evidenziare alcune problematiche in particolare stigmatizzavo il fatto che in sei mesi su migliaia di concessioni in sanatoria da rilasciare ne erano state esitate solo 115 compreso le nuove costruzioni e che a fronte di tutto ciò non aveva senso opprimere i cittadini con richieste di integrazione di documenti e pagamenti tempestivi se poi non si era in grado di definire i procedimenti. Evidenziavo anche che i tecnici esterni incaricati non erano stati messi in condizione di operare autonomamente attraverso procedure standardizzate, tanto che erano costretti a continue interlocuzioni con il personale interno (sia in fase di esame che in fase di rilascio di concessione), infine, auspicavo in una soluzione. Adesso apprendo che esaminata la questione l’Amministrazione ha deciso di revocare l’incarico ai tecnici esterni incaricati. Premesso che tanti di essi manifestano un senso di liberazione, tuttavia ho notato che questi colleghi professionisti, sentono che sia stata messa in discussione la loro dignità professionale. La verità è che, nonostante il sistema dei compensi da fame,  hanno profuso impegno e passione e si sono sforzati di addentrarsi in una materia molto complessa. Hanno richiesto le integrazioni, ma che volete, dopo venticinque anni (!!!) si pretende che gente deceduta, eredi totalmente a sconoscenza dei fatti, nuovi proprietari, in un  batter d’occhio integrino documentazioni e somme che spesso comportano l’esborso di parecchie migliaia di euro, proprio così, si pretende anche da parte dei morti. Alla fine le mancate integrazioni sarebbero da addebitarsi a questi tecnici esterni? Sicuramente NO !  La verità è che c’è stata poca propensione a risolvere seriamente il problema, e molta a fare fallire il progetto dell’affidamento agli esterni. Ma nessuno dice niente, nessuno si ribella. E’ normale che un tecnico esterno sia pagato con il fantasioso “metodo calderone”,  è normale che non sia stato fornito uno standard per istruire le pratiche (documenti, circolari leggi e software adeguato e non improvvisato e non certificato) è anche normale che un libero professionista  incaricato all’istruttoria, abbia dovuto soggiacere a lunghe code di attesa durante gli orari di ricevimento per potere conferire con il guru della sanatoria. Non voglio soffermarmi sulla perniciosa e farmacistica prassi alla quale siamo arrivati a Caltagirone; siamo partiti che per fare una sanatoria ci voleva un elaborato grafico ed una relazione e siamo finiti che ci vogliono una miriade di documenti, non sempre previsti dalla legge però imposti dal nostro comune. Vorrei  fare presente ai più giovani  che la sanatoria 47/85 si chiama così perchè trattasi di una legge del 1985. Sono passati 25 anni!! Vorrei capire cosa hanno fatto gli impiegati e le amministrazioni succedutesi in questi anni!! Istruendo appena 100 pratiche all’anno non ci sarebbe alcun arretrato. Ora si pretendeva che tutte le pratiche del 1985 oltre quelle del 1994 e del 2003 fossero istruite in un anno. Ma c’è di più, non si dotavano i tecnici esterni di adeguati standard per essere autonomi e rilasciare le concessioni edilizie, tanto che  l’Ufficio non è riuscito, nell’anno in corso , a superare le centinaia, anche se ultimamente sono aumentati gli sforzi, per buona volontà dell’anello finale della catena che tra l’altro oltre ad occuparsi delle concessioni deve badare agli attestati, a fare visionare le pratiche e chissà a quante altre incombenze. Se mi chiedete di chi è la colpa io vi rispondo subito. E’ nostra. Non è colpa dell’impiegato dell’Ufficio, o dell’Assessore al ramo, neanche del Sindaco e tantomeno del dirigente di settore. La colpa è nostra, perchè non vediamo  non sentiamo e non parliamo, anzi, in verità,  siamo dotati di queste facoltà, ma non le utilizziamo. Quando dico che la colpa è nostra mi riferisco ai cittadini, inermi,   pronti a chinarsi ed a comportarsi da sudditi di fronte al primo impiegato che si trova in un ufficio pubblico. Non siamo abituati a confrontarci ed a pretendere, nel pieno rispetto del prossimo,  nell’ossequio delle leggi e dei regolamenti, senza alcuna concessione al libero arbitrio.  Sulla sanatoria, in tutti questi anni sono nati svariati “orientamenti” dell’ufficio, che abbiamo accettato supinamente. I professionisti, spesso, anche per egoismo e convenienza economica: vale la logica “più complicato, più lavoro, pù prestazioni  = più conpenso”. Ma non sempre questa logica è vincente, perchè sarebbe meglio puntare sullo snellimento delle procedure che porterebbe veloci benefici economici per tutti, anche per i cittadini non interessati alle questioni. Signori io certe battaglie provo a farle e ne sto pagando le conseguenze(con soddisfazione e orgoglio) , tuttavia esorterei noi tutti a svegliarci. Perchè non è possibile continuare in questo modo. Professionisti che ogni giorno fate code allo sportello del comune, ma dove siete? ci siete? Capisco che gli impegni sono tanti, ma ci sono problemi che vale la pensa di affrontare e risolvere una volta per tutte. Serve urgentemente un incontro tra l’amminisrazione, gli uffici e la società civile (professionisti, cittadini ed associazioni) è necessaio che si discuta e si risolva per sempre questa annosa questione delle sanatorie e non con i dinieghi!! Autoistruiamoci le pratiche, creiamo un modello standardizzato al quale i tecnici dei clienti possano attenersi,  autocompiliamoci le concessioni, c’è tutta la disponibilità possibile, ma per favore, che al comune non ci siano professori, che già bastano quelli che insegnano a scuola. Il confronto deve essere sempre paritario, con il rispetto della dignità di ciascuno. Certo è una questione che devono affrontare, soprattutto, i professionisti della materia ed è a loro che mi rivolgo in particolare. La questione non può chiudersi con il fatto che il Comune revochi l’incarico a tanti per darlo a pochi, non sarebbe giuto e neanche dignitoso per chi subisce questo torto.  La questione deve risolversi con buon senso: chi istruisce le pratiche interne (professionisti incaricati o impiegati) deve essere messo in condizione di poterlo fare con serenità e secondo procedure certe direi quasi certificate,  e chi le presenta e le predispone (utenti e tecnici esterni) deve avere diritto al confronto paritario con l’Ufficio. I problemi vanno affrontati certamente uno per uno, ma deve esser concesso di rilevare errori, di obiettare, di difendere gli interessi reciproci (sia dell’ufficio che dell’utenza esterna), ed a questo non deve esserci nessuna preclusione. Una lettera di precisazione o di chiarimento non può essere intesa come atto di lesa maestà, salvo che qualcuno creda di essere il Supremo. Una richiesta di riesame non può essere interpretata come offesa personale e motivo di ritorsione. Mi sorprende che alcuni applichino logiche di tipo mafioso senza neanche rendersene conto (che poi , spesso, si tratta anche di brave persone), ma probabilmente certi atteggiamenti sono nella nostra cultura, così radicati che neanche ci rendiamo conto di metterli in atto o di subirli. Lo so che nell’epoca moderna , nella quale si cercano le strade corte, anche uno scritto di questo tipo rischia di essere banalizzato, tuttavia la speranza è che possa servire da stimolo per iniziare un cammino costruttivo e condiviso. Adesso è necessario AGIRE.  Sarò un pazzo, come qualcuno mi suggerisce,  ma io sono disponibile a fare compagnia a chi vuole agire, anzi , ho già iniziato.

Piano casa: ecco il testo di alcuni emendamenti

Nell’ultima seduta dell’Assemblea Regionale rinviata a martedì la discussione sul piano casa. Intanto gli emendamenti da circa 600 sono passati a 400. Da parte del Governo e della Presidenza dell’Assemblea, l’auspicio a diminuire il numero degli emendamenti. Intanto su quelli che mi hanno visto relatore e che l’onorevole Limoli (PDL)ha presentato in Assemblea, si registra una seria discussione. Ottima la campagna informativa partita da questo blog, con ripercussioni sul quotidiano La Sicilia, sul sito Ufficiale del Collegio dei geomteri, sulla televisione, sulla stampa locale. Ha coinvolto molti ambienti, ed ha contribuito a mettere sotto i riflettori, l’argomento. Molte richieste in linea con gli emendamenti da noi predisposti. Considerato che l’Onorevole Limoli, ha ufficializzato pubblicamente la mia collaborazione su alcuni emendamenti, adesso ritengo che sia possibile pubblicare le relazioni e le proposte di modifica da noi presentate perchè il Piano casa sia utile ai Siciliani. Sono certo che non tutti condivideranno le nostre proposte e voglio pubblicarle per aprire le porte ad una costruttiva critica.
Di seguito i link per leggere gli emendamenti proposti; la relazione introduttiva è stata da me stilata per spiegare ai deputati la ratio del provvedimento di modifica.

Testo originario del Piano Casa proposto in assemblea:
http://www.claudiodepasquale.it/regione/pianocasasicilia.pdf
Le relazioni e le proposte di modifica consigliate (emendamenti):
http://www.claudiodepasquale.it/regione/eme2.pdf
http://www.claudiodepasquale.it/regione/eme3.pdf
http://www.claudiodepasquale.it/regione/eme6.pdf
http://www.claudiodepasquale.it/regione/eme12.pdf
http://www.claudiodepasquale.it/regione/eme8.pdf
Quello che segue, a mio parere, è l’emendamento più importante ed innovativo finalizzato a semplificare gli interventi nei centri storici:
http://www.claudiodepasquale.it/regione/eme612.pdf

BLOG http://www.claudiodepasquale.it/

Il Piano Casa : ai colleghi liberi professionisti nel settore edilizio

Fortunatamente stasera i lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana si sono conclusi senza la trattazione del Piano Casa Sicilia e rimandati a martedì 2 febbraio. C’è qualche giorno per informare i nostri amici parlamentari (di qualunque colore politico) che questa proposta di legge deve essere cambiata con opportuni emendamenti. Anzi chi lo sa fare , fornisca tutta la consulenza ed il materiale necessario. In questo fine settimana facciamo un sacrificio tutti e spieghiamo i motivi che consigliano di intervenire con serietà. Vi preannuncio che sarà molto difficile intervenire su testo già redatto, perchè con la formazione dell’ultimo governo le cose sono molto cambiate alla Regione e può accadere che certe scelte possano essere fatte non per motivi oggettivi legati al buonsenso ma solo ed eslcusivamente per tutelare o affermare equilibri politici.
Agli ambientalisti, populusti e demagogici diciamo che non saranno una o due stanze in più a deturbare l’ambiente ed a distruggere il mondo. La casa, come luogo di riparo e di riunione famigliare, è sempre stato un bisogno umano irrinunciabile, al pari del mangiare o dormire, il resto sono favole. Chi sa essere concreto e pratico lo sa bene.

PIANO CASA SICILIA: La proposta di legge è davvero fallimentare

Che fallimento questo Piano Casa Sicilia. La proposta licenziata dalla commissione ARS davvero inconcludente. L’accozzaglia MPA-PD-Gruppo Sicilia (gli ex PDL) ha prodotto davvero un grande bluff intriso di demagogia e populismo. In nome della falsa difesa dell’ambiente e della legalita, nell’ aula del parlamento regionale sta per arrivare un testo che non produrra nulla di nulla. Qualche intervento di ampliamento di case sarà possibile in pochissime situazioni, o per chi ha l’inclinazione naturale a presentare carte false. L’unica speranza è che vi siano persone di buona volontà , dall’una e dall’altra parte, pronte ad apportare le dovute correzioni. Purtroppo il PDL dovrà intervenire con emendamenti in aula come forza di opposizione, dato che è stato estromesso dall’ultimo governo regionale e questo, certamente, non renderà le cose facili. La strada è in salita.In ogni caso ho ritenuto informare l’onorevole Limoli (PDL) della situazione e ho chiesto di fare tutto il possibile per il bene dei Siciliani.

Il Piano casa Sicilia : alcune considerazioni sulla inefficacia. Missiva all’onorevole LIMOLI Deputato Regionale del Calatino.

DA
sezione PDL Caltagirone
Consigliere Claudio Settimo De Pasquale
via Roma 195
95041 Caltagirone CT

Assemblea Regionale Siciliana

all’attenzione ON. LIMOLI GIUSEPPE

OGGETTO: Il Piano casa Sicilia : alcune considerazioni sulla inefficacia.

Il piano casa proposto dal Governo e licenziato dalla commissione competente dell’Assemblea Regionale non risponde alle esigenze della collettività. Così come concepito non muoverà NULLA e non consentirà NULLA. E’ un piano casa fallimentare sin dall’origine. Innanzi tutto, la possibilità di ampliare è legata alla eventuale regolarità fiscale. L’intervento urbanistico possibile se si è in regola con TARSU (tassa rifiuti) ed ICI. Ma che c’entra il fisco con l’urbanistica?? Si creeranno disparità di trattamento tra cittadini e chissà quante distorsioni nell’applicazione pratica della norma. Purtroppo, l’aver dimenticato di pagare una di queste tasse preclude la possibilità di ampliamento. Ma l’intervento è precluso pure se non si diminuisce il consumo energetico: è un paradosso pur ampliando l’edificio si devono diminuire i consumi (!!) Non è che non sia possibile , ma per fare un modesto ampliamento si dovrebbe spendere chissà quanto nell’isolamento termico del preesistente edificio. Gli interventi limitati ad abitazioni unifamigliari e bifamigliari , che solitamente si trovano nel territorio aperto e che derivano da costruzioni spontanee poi condonate. Ma proprio le case sottoposte a condono edilizio non possono essere ampliate. Quindi quasi nessuna dato che , purtroppo, in Sicilia, a causa della insufficiente programmazione urbanistica, i cittadini sono stati “costretti” a fare da se , costruendo abusivamente. Vi è la possibilità di demolire interi edifici non idonei e sostituirli con altri nuovi, aumentando la volumetria. Però, in questo caso si devono utilizzare metodi della bioedilizia, che non si sa nemmeno cosa è, tanto che per l’applicazione di questa legge, si dovrà attendere (chissà fino a quando) la emanazione di una circolare esplicativa (così dice la proposta di legge). Oltre le mille incombenze alle quali si deve sottoporre un cittadino, adesso ci mancava , la bioedilizia (!!). Di demagogia in questo testo c’è n’è tanta, ma ogni tanto si dovrebbe avere il coraggio di fare cose serie, utili ed efficaci.
Modifiche al testo originario sono necessarie, salvo ritrovarsi con un “Piano Casa” di fatto impraticabile e che non porterà alcun beneficio economico. Tutto il contrario di quelle che erano le intenzioni del Governo centrale.

Caltagirone 26-1-2010 cordiali saluti

Vincoli e sanatoria 326/03 – presentato un Ordine del giorno al comune di Caltagirone

Ho presentato un Ordine del giorno relativo alla questione del condono edilizio – legge 326/2003. Sarà discusso prossimamente dal CC ed alla fine messo a votazione – Ecco il testo:

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO:Richiesta alla Regione Sicilia per dare soluzione alla problematica delle pratiche presentate ai sensi della legge 326/03 ed ancora non definite.

Il Consiglio Comunale di Caltagirone
Considerato

-che è necessario dare soluzione alla questione delle istanze di condono edilizio presentate ai sensi della legge 326/2003 e riguardanti immobili in aree vincolate, in gran parte sospese a causa di una non chiara previsione legislativa e conseguente mancata emanazione di una legge correttiva;

-che per quanto riguarda i vincoli sul territorio, le passate leggi di condono ovvero la legge 47/85 e la legge 724/94, alle quali si richiama quest’ultima legge 326/2003, hanno permesso la sanabilità, salvo parere degli Enti preposti alla tutela dei vincoli. Deve infatti precisarsi che vi sono aree, che ancorché sottoposte a vincolo, sono edificabili. Cosa diversa è dove vi è la presenza di aree a vincolo di inedificabilità assoluta, in quelle aree non deve essere permessa la sanatoria;

-che i cittadini hanno interpretato la legge 326/2003, nel senso che fosse possibile presentare la domanda di condono anche nelle aree parzialmente vincolate, infatti, in caso contrario nessuno avrebbe avanzato domanda di sanatoria;

-che, in generale, la Pubblica Amministrazione è stata più prudente, interpretando la norma nel senso più restrittivo, con il supporto dei pareri degli Assessorati Regionali competenti;

-che anche la recente circolare emanata dall’Assessorato Dei beni Culturali Regione Sicilia, n. 96151 del 11/11/09, non sembra idonea a dirimere tutti i dubbi interpretativi;

-che le questioni poste sono di interesse diffuso e generale;

-che un intervento concreto darebbe soluzione alle incertezze che sono in capo ad Enti Locali e cittadini;

-che la problematica investe tutta la Regione, dato che gran parte del Territorio risulta essere vincolato, anche se con tutele ambientali che permettono l’edificabilità dei suoli e modifiche sugli immobili, salvo pareri degli Enti preposti alla tutela dei vincoli stessi;

Per le motivazioni esposte

Il Consiglio Comunale di Caltagirone

FA VOTI
-Affinché La Regione Siciliana attraverso gli Assessorati di competenza, provveda a dare soluzione alla questione posta;

CHIEDE
alla Regione Siciliana, di porre le condizioni per sbloccare tutte le istanze di condono edilizio già presentate a sensi della legge 326/2003 e per le quali i cittadini hanno pagato la relativa oblazione, emanando un provvedimento che consenta la sanabilità delle opere realizzate nelle aree a vincolo relativo, ovvero dove è ammessa l’edificabilità dei suoli o la modifica degli immobili, salvo parere dell’ente preposto alla tutela dei vincoli, così come previsto dall’art . 23 della L.R. 10/8/1985 n. 37;

VALUTI
La Regione Sicilia, se sia possibile riaprire i termini di presentazione delle istanze fermo restando i requisiti fissati dall’art 32 della Legge Nazionale 326/2003, stante la incertezza che si è creata sulla questione al momento della presentazione delle domande;

IMPEGNA
Il Presidente del Consiglio Comunale affinché provveda ad inviare il presente ordine del giorno:

-Al Presidente della Regione Sicilia;
-Al Presidente della Provincia di Catania;
-All’Assessorato al Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia;
-All’Assessorato dei beni Culturali della Regione Sicilia;
-Al Presidente dell’Assemblea Regionale;
-Al Ministero delle Infrastrutture – Roma.