Abbiamo davvero bisogno della Riserva di Santo Pietro?

Caltagirone: nella seduta di Consiglio Comunale del 5 dicembre 2016, è stata approvata una mozione, sul Bosco di Santo Pietro con la quale si evidenzia “la necessità che la Regione riadotti con urgenza il decreto istitutivo della Riserva naturale orientata”.
La questione mi ha sempre appassionato nell’ambito dell’attività politica,  ma anche come esponente di associazioni culturali ed infine come professionista del settore edilizio.
La Riserva orientata, istituita nel 1999, dopo tante polemiche e critiche, tentativi di riperimetrazione e regolamentazione, fu soppressa in virtù di una legittima opposizione di alcuni privati cittadini che si tradusse in una sentenza che riconobbe le loro ragioni. Successivamente, la Regione attivò il procedimento per riproporre i vincoli e quindi riattivare le zone di riserva e preriserva.
La mia preoccupazione per questo pericoloso vincolo che ha congelato per anni tutte le attività economiche ed edilizie limitando anche lo sviluppo agricolo, mi portò a reagire, penso con ragione, al fine di contenere quanto più possibile l’intenzione vincolistica.
Prima di diventare consigliere pubblicai alcuni articoli sulla GAZZETTA DEL CALATINO (articoloRiserva1) (articoloRiserva2 )  (articoloriserva3)   da consigliere comunale feci alcuni interventi  (Linkinterventiconsiglio) . Se devo dire il vero,  dopo essere decaduta, avrei preferito che mai più si fosse parlato di riserva e come me, tanti sollevarono seri dubbi. Alla proposta regionale, di riproporre i vincoli, senza una adeguata regolamentazione, seguirono centinia di osservazioni ed opposizioni, da parte di tanti cittadini. Anche io mi attivai come presidente dell’associazione ASIEUR per presentare le opposizioni (linkopposizioni) e perfino una proposta di regolamentazione emendata (linkregolamentazionemendata).  
Mi rendo conto di come sia incredibile immaginare di quanto impegno una persona sola possa mettere, per la risoluzione di problemi che riguardano la collettività e consentitemi lo sfogo, guardando a ritroso mi rendo conto che con il tempo tutto sbiadisce e diventa irrilevante per i tanti al punto da chiedermi se ne sia valsa la pena.
Tuttavia, oggi, alla luce della proposta del consiglio comunale, ho avuto delle perplessità ed anche io, da ex amministratore, con evidenti tendenze al pragmatismo estremo, voglio dare il mio contributo alla discussione. Vedete, so bene che oggi va di moda la cultura ambientalista e riesco pure a capire chi ci crede veramente, ma molti dimenticano che in Italia, tale propensione viene intesa come un modo per impedire lo sviluppo. La mozione presentata, da una parte, propone l’istituzione della riserva di Santo Pietro,  dall’altra, suppone che cià sia fatto con una regimentazione vincolistica abbastanza leggera e permissiva. Sono davvero colpito della buona volontà, ma non ci si rende conto che si tratta di una contraddizione in termini.
La Riserva è riserva, lo dice la stessa parola, dopo la sua istituzione tutto si congela e nessuno si illuda che ciò possa portare benefici. Qualcuno, forse, pensa che si tratti di  un mezzo per accedere ad eventuali contributi della Comunità Europea, ma temo che non ne valga proprio la pena.
Voglio ricordare che con le stesse buone intenzioni, negli anni 70, a Caltagirone, fu apposto un irragionevole vincolo idrogeologico, inutile ed eccessivamente esteso, che crea limiti, perfino agli interventi in agricoltura e nessun beneficio è arrivato, anzi, solo costi per ottenere i permessi.
Ritornando alla Riserva, la problematica  più grande è costituita dai vincoli nelle aree di preriserva che appartengono ai privati cittadini che non potranno avviare più alcuna attività edilizia ed economica così come accadde anni addietro. Ecco perché, se possibile, dobbiamo evitare di chiedere alla Regione di vincolarci i nostri territori. Di vincoli ne abbiamo abbastanza e voglio ricordare che le arree Boschive e quelle prossime ad esse, sono già sottoposte a vincoli di tutela di altra natura.
Una riserva potrebbe essere anche ipotizzata, ma certamente non estesa come quella che fu istituita nel 1999, limitata ad alcune aree boschive, neanche tutte, quelle più pregevoli.  Spero di avere dato un contributo e riflettiamo bene prima di lanciarci in battaglie che poi si ritorcono contro noi stessi. 

F.to Claudio De Pasquale.

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