Dialogo tra amici….

L’altro giorno, confrontandomi con un amico, si parlava del più e del meno e come non toccare la politica e la mia esperienza amministrativa. Nella sostanza, questo mio amico stuzzicava la mia reazione, di fronte al fatto che a volte ci troviamo a criticare gli altri, ma noi stessi non proponiamo alcuna soluzione ai mali delle amministrazioni e della politica. Il ragionamento non poteva che riguardare, in particolare, la nostra città. Tra qualche mese le elezioni comunali, un nuovo sindaco, in un clima di rassegnazione generale. Le persone disorientate, dai vari ragionamenti continuano a farsi le solite domande e sono pervase dai soliti dubbi: dipende dall’uomo al comando? Le persone oneste non sono adatte? Ci vuole l’uomo del passato? E’ più utile un voto di protesta? Domande inutili, perché sulle nostre teste si gioca una partita che dipende da chi sarà capace di creare un progetto politico credibile. Così come sempre è stato. Ma torniamo alla discussione con questo mio amico … Esorta: ma tu che pensi e parli così tanto, tu cosa faresti per risolvere i problemi di Caltagirone? Rispondo: le mie soluzioni sono tanto logiche quanto impopolari. Nella sostanza si discute di bilanci del passato remoto e passato recente, che non riescono mai a quadrare. Cosa si fa in una famiglia quando diminuiscono le entrate? Se c’è un buon padre di famiglia, dopo averle tentate tutte, non resta altro che tagliare le spese. Quando tagli la spesa scontenterai moglie e figli. Se la famiglia è unita va avanti, se non lo è si disgrega. Caltagirone, fino ad ora non è stata unità, la speranza e che possa esserlo in futuro. Questa è stata la mia prima risposta, ma  incalzava: belle parole ma ancora non mi dici cosa faresti, tu che hai conosciuto  meglio di tutti i conti del comune. Io: Il padre di famiglia, Per prima cosa, lotterei con tutte le mie forze per difendere i diritti dell’Ente nei confronti della Regione e dello Stato Centrale, unici responsabili della disfatta di tanti enti locali, che “tarati” su un certo tipo di spesa corrente, d’un tratto si sono visti tagliare i trasferimenti. Anche se devo riconoscere che tanti sindaci lo fanno ogni giorno trovando solo porte chiuse. In secondo luogo dovrei guardare a casa mia. Servizi gestiti all’esterno con contratti spesso intoccabili. Indebitamento non comprimibile con rate di mutuo che si debbono obbligatoriamente pagare. Funzioni e servizi essenziali obbligatori per legge che non si possono sospendere. Un bilancio che viaggia sui 33 milioni di spesa corrente a fronte di 33 milioni di entrate correnti PREVISTE ma con 25-26 milioni di entrate EFFETTIVE nell’esercizio finanziario pertinente. Mancano, scientificamente, almeno  7-8 milioni di liquidità, ogni anno,  che se tutto va bene, potrai recuperare, solo in parte, negli anni successivi con la lotta all’evasione. Cosa si può tagliare per mettere in sicurezza i conti? Cosa si può fare per essere puntuali con i pagamenti di stipendi e fornitori? Cosa può assicurare una gestione finanziaria efficiente e l’erogazione di tutti i servizi alla città?   Certamente non i fondi europei! Quelli servono per finanziare specifici progetti e quelle somme non si possono toccare per altri scopi, anche se qualcuno avventato, potrebbe pure pensare di mettere in atto queste follie come quella di toccare i fondi vincolati a specifica destinazione. Non parliamo, poi,  di anticipazioni dalle banche, che poi non puoi più restituire: questo ha portato tanti comuni al dissesto finanziario. Certo una situazione difficile , molto difficile. Obiettivamente, a bocce ferme, si può agire solo su una leva, con due possibilità:  o si diminuisce la spesa dei dipendenti in carico al comune oppure  i dipendenti sono messi in grado di sostituire, in modo ottimale,  tutti i servizi gestiti da ditte esterne. Mi risponde il mio  amico: Claudio ma sei pazzo? Diminuire la spesa dei dipendenti comunali? Ma cosa significa ? Mettere in mobilità? Diminuire l’orario di lavoro? Rispondo: mi rendo conto che è difficile e francamente, impensabile. Tuttavia sto ragionando in modo realistico e concreto. Vero, concordo, non si può fare e non sarebbe giusto, quindi, l’altra strada è quella di ottimizzare il lavoro dei dipendenti comunali, ma per fare questo ci vuole la volontà di tutti, anzi, tutti si devono sentire a casa propria, tutti devono remare dalla stessa parte, tutti devono avere come fine quello di elevare il livello dei servizi, di pensare, ogni giorno a come fare entrare risorse al Comune, a partire dal dirigente fino ad arrivare all’ultimo (in ordine di età) dei dipendenti. Francamente durante la mia esperienza le cose non sempre sono andate così. Tanti remavano, ma non tutti dalla stessa parte e non perché non ci fosse qualcuno che indicasse la rotta, ma per motivi che ancora non riesco a spiegarmi. Tanti di buona volontà, sicuramente la maggior parte, ma si sa, un cancro all’inizio parte da una cellula, ma poche cellule alterate bastano per distruggere una persona. Penso che sia così anche per un ente pubblico. Il mio amico: Claudio ma tu sei stato un assessore, tu cosa hai fatto? Io ho fatto tutto il possibile in questa direzione, nel valorizzare i dipendenti e dare loro il giusto ruolo, anche se le mie deleghe  erano limitate ad alcuni settori. Per me i dipendenti comunali sono la centralità dell’ente locale ed i padroni di casa ed ho sempre preteso che si comportassero di conseguenza, da padroni di casa. Claudio, conclude il mio amico, pensi troppo  e mi sa che con queste idee non vai avanti… gli rispondo:   la concretezza non è subito apprezzata .. ecco perché ci troviamo in questa situazione…… è vero, ci vuole tempo per capire… ma io so aspettare…

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