Abolire le province regionali è un ulteriore danno alla Sicilia.

La soluzione appare peggio del problema. Praticamente c’è il rischio di raddoppiare il numero delle province che cambieranno il nome in “consorzi” : quelle esistenti potrebbero mantenere le sedi attuali, altri Comuni ragruppati potrebbero crearne di nuove. A rappresentare i cittadini ci sarebbero persone “nominate” dai sindaci fuori da ogni regola democratica. Si presume che, ai nuovi consiglieri dei consorzi, non sarà riconosciuta alcuna indennità, quindi, immagino che gli unici ad accettare saranno spinti dalla ricerca di affari personali, dalla possibilità di non andare a lavorare (vedi i dipendenti i cui datori di lavoro avranno diritto al rimborso per l’assenza), o dal fatto di non avere nulla da fare, magari perché totalmente incapaci. Con l’aumento del numero di consorzi, aumenterà il numero di locali affittati, di dipendenti, di consulenze. Gli investimenti, le spese in genere, potrebbero essere gestiti da ciascun Comune titolare dei trasferimenti: mi chiedo come si metteranno d’accordo per le questioni sovracomunali. C’è il  rischio che questi nuovi consorzi comportino una spessa diretta ed indiretta assolutamente più alta rispetto di quella delle attuali Province Regionali! Sarebbe bastata una Legge Regionale che prevedesse l’abolizione di tanti “carrozzoni” delegandone  le funzioni alle attuali province. Si poteva anche pensare a ridurre le indennità e i benefici a consiglieri provinciali ed assessori, visto che di questi tempi, avere riconosciuto un compenso per il tempo dedicato alla cosa pubblica è divenuto un grande delitto sociale.