Scongiurata chiusura Uffici Serit di Caltagirone.

Spesso ci lamentiamo della chiusura di enti ed uffici a Caltagirone. Per ultima la paventata soppressione del Tribunale. Questa amministrazione si è ripromessa di provare ad invertire questa tendenza.
L’ufficio SERIT rimarrà a Caltagirone, allocato nel quartiere Semini, in un locale che è stato concesso a canone ricognitorio.
Non potevamo consentire che i nostri concittadini, per un chiarimento su una cartella, dovessero recarsi a Catania a fare fila dalle sei di mattina nel noto caos Catanese ed in particolare in quell’ufficio SERIT, rischiando pure di fare viaggi a vuoto, con tutti i fastidi e spese, annesse e connesse.  
Dalle interlocuzioni è parso chiaro che l’ufficio sarebbe stato chiuso e solo grazie ad un’apertura dell’amministrazione, alla capacità relazionale e decisionale è stata scongiurato il rischio.

O le tasse o la vita !!

Pagare le tasse è giustissimo. Sarebbe più giusto se servissero per erogare servizi ai cittadini e non solo per coprire sperperi di denaro pubblico. Adesso siamo, anche, alla follia .Se è vero, come si dice in questi giorni, che il livello complessivo di tassazione è giunto al 55% considerando che quello contibutivo incide, almeno, per un’altro 20-25%, significa che siamo già al 75-80% di prelievi contributivi-fiscali. Un piccolo operatore economico è sottoposto a questi livelli di tassazione e con il restante 20% ci deve pagare le spese per l’attività …e ci deve pure vivere. Vi faccio un esempio pratico: se un artigiano emette fattura di 50 euro per 4 ore di lavoro, detraendo le tasse e contibuti (80%) , gli restano in tasca 10 euro prima delle spese (carburanti, attrezzature etc). Mi pare ovvio che ha due strade: o li prende a nero, oppure invece di chiedere 50 euro deve chiedere 250 euro in modo che, detratte le tasse e contribuzioni , gli restano in tasca sempre le 50 euro per le quattro ore di lavoro. In sostanza, il carico fiscale si tramuta, automaticamente, in più costi per l’utente finale. Ecco perchè sulla leva fiscale si forma la concorrenza tra diversi operatori. Si tratta di un’autodifesa che riguarda sia chi fornisce il servizio sia l’utente finale. Il sistema così non può reggere e la cosa che non riesco a comprendere è come non si abbia la ragionevolezza di comprendere questioni così semplici. Invece di accanirsi contro i poveracci, che evadono o inducono all’evasione per sbarcare il lunario, perchè non si aggrediscono gli speculatori?

Antipolitica Calatina

Spesso ho l’impressione che ci siano arrampicatori che sulla base di una presunta verginità politica, vogliono sostituirsi agli attuali attori o peggio può trattarsi di  invidiosi , fascinorosi incapaci di aprire un dialogo costruttivo. Se la politica non si interessa non serve a niente. Se si interessa è per fare passerella. Non sappiamo neanche noi quello che vogliamo. Probabilmente sono questi i motivi che conducono la città all’oblio assoluto, da sempre. Siamo convinti di avere la politica nel sangue ma in realtà non conosciamo neanche il significato etimologico della parola “politica”. Ci illudiamo di vivere in una città importante solo perchè ci hanno vissuto persone che sapevano davvero praticare la politica a livello nazionale ed a volte internazionale, tuttavia erano grandi loro e non tutti i cittadini che ci vivevano e che ci vivono. Emblematico: non siamo capoluogo di provincia per colpa della nostra superbia, che se prevale ancora oggi ci porterà alla rovina. Ecco perchè, le persone di buona volontà devono ribellarsi a questi tipi di atteggiamenti e sapere accogliere chi vuole lavorare per essa.

Caltagirone 2.0. Scritto da Luca De Caro.

Il tribunale è l’ennesimo, MA NON SARA’ L’ULTIMO, atto che mostra quanto sia debole il nostro piccolo territorio rispetto ai “grandi sistemi” che in questo momento stanno governando il nostro mondo.
E più andrà avanti la crisi globale, più il piccolo territorio verrà considerato un numero statistico da tagliare o ridimensionare. un naturale insignificante resto nelle politiche dei grandi numeri e delle grandi operazioni.

A maggior ragione quando il piccolo territorio è disunito, disomogeneo e privo di una progettualità comune sul futuro e sulle possibile vie di sviluppo.

Un territorio che aspetta la manna dal cielo piuttosto che piantare alberi di frassino.

Il mio pensiero.. la mia sensazione è che abbiamo perso la capacità di sognare il nostro domani e di lasciarci trascinare da questo comune sogno per costruire un domani migliore. Siamo trascinati dagli eventi, senza capire o tentare di capire quale sia la direzione che stiamo prendendo. In balia di onde che vengono da lontano.

Credo che finchè non capiremo che il nostro futuro dipende da noi.. da come riusciremo a ridisegnare il nostro territorio.. da come riusciremo a ripensare alla nostra economia.. da come riusciremo a stare insieme a difendere le nostre peculiarità e le nostre identità.. da come riusciremo a porgerci domande sul nostro comune domani e a trovare le giuste risposte.. fino a quando non si capirà che la nostra forza siamo NOI STESSI IN UNA VISIONE COMUNE che parta dalle nostre radici e che da queste faccia crescere un albero sano e robusto, allora… fino a quando non capiremo questo saremo solo destinati a lasciarci governare da processi esterni lontani dalla nostra realtà ma con effetti molto vicini alle nostre case.

Stiamo vivendo l’evolversi di una guerra! non civile ma finanziaria. Ma che ci sta lasciando pieni di macerie.

E così come, dopo una guerra o un terremoto, il popolo si rimbocca le maniche ed inizia a ricostruire, così noi oggi dobbiamo fare. Non abbiamo scelta.

E’ già tempo di ricostruzioni. E’ tempo di porgerci le domande sul nostro futuro ed insieme essere capaci di dare le giuste risposte con unità di intenti e con serietà.

Iniziare a ricostruire la nostra comunità ed il nostro territorio pensando a quale sia la nostra storia, i nostri valori, le nostre peculiarità e creando e progettando un nuovo “Calatino” ed una nuova Caltagirone.

Fino ad oggi abbiamo vissuto in Città pensata 50-60 anni fa. Incapace di autogenerarsi e di riprogrammarsi. Incapace di partecipare all’evolversi del mondo essendo parte attiva del processo di cambiamento.

Penso che sia già il tempo di pensare alla Caltagirone del 2000, cogliendo le opportunità che il nuovo millennio ci offriva e ci offre, ma che noi non abbiamo saputo o voluto cogliere.

Occorre però grande serietà, volontà e spirito di sacrificio in un’ottica comune in cui tutta la Comunità sia attiva e parte integrante della scommessa.

Ma saremo in grado di fermarci dal gridare e dal metterci in vetrina e riflettere insieme su cosa fare e perchè fare?

Saremo in grado in pensare, progettare e costruire una nuova Caltagirone?

Una Caltagirone 2.0?

Luca De Caro.