cos’è il liberismo

Questo rarissimo testo è il rifacimento einaudiano della voce Liberismo destinata al Piccolo dizionario politico, parte di un Corso di educazione civica intitolato Uomo e cittadino (Berna 1945), ora in “Annali della Fondazione Einaudi di Torino”, XX 1986, pp. 151-153. Lo ripubblichiamo dedicandolo a quanti si proclamano liberisti ma operano per il suo esatto contrario.

Liberismo. È parola che è intesa in significati svariati. Vi è chi ritiene che liberismo sia la dottrina di coloro i quali vorrebbero ridurre al minimo i compiti dello stato e si indicano anche, abbreviatamente, tali compiti come quelli del soldato per la difesa della patria, del carabiniere per il mantenimento dell’ordine e del giudice per la punizione dei colpevoli di delitti e per la definizione dei litigi tra i cittadini. Sarebbe perciò impossibile citare passi di autori di fama riconosciuta in cui tale dottrina sia esplicitamente affermata senza molte riserve, le quali variano da tempo a tempo e da paese a paese. Più ragionevolmente, si possono chiamare liberisti coloro i quali in genere vogliono che lo stato faccia passi assai più prudenti nella via dell’intervenire nelle faccende economiche, ed i quali giustificano siffatto loro atteggiamento prudente sovratutto con preoccupazioni d’indole morale e politica. Quanto più, essi dicono, lo stato regola le cose economiche, tanto più frequenti diventano i rapporti tra i cittadini e gli impiegati statali, tanto più aumenta il numero dei sorveglianti in proporzione a quello dei sorvegliati. La società si corrompe, perché gli eletti del popolo, invece di essere scelti da uomini indipendenti, sono scelti anche e in certi luoghi sovratutto da coloro che, facendo parte della burocrazia statale, dovrebbero essi stessi essere controllati. Si moltiplicano le occasioni di corruzione politica ed amministrativa per ottenere dallo stato che si interessa di tutto favori, licenze, permessi, autorizzazioni di fare la tale o tale altra cosa, che pure si deve fare per vivere. I liberisti attirano attenzione sulla corruzione imperversante in taluni paesi dove massime furono le ingerenze dello stato nella vita economica; e affermano che se lo stato deve fare qualcosa, ciò deve accadere sulla base di leggi chiare e semplici, applicabili oggettivamente a casi ben definiti e non per ciò di arbitrio amministrativo.

In senso più ristretto, si definisce liberista colui il quale è contrario al protezionismo doganale e alle sue forme peggiorative, che prendono il nome di contingenti, proibizioni, vincoli ai cambi delle divise estere ed autarchia. I liberisti sono favorevoli alla libertà degli scambi di merci (ed anche alla libertà dei movimenti degli uomini) in primo luogo perché ritengono che la divisione del lavoro fra paese e paese, unita alla libertà di dedicarsi a quei lavori, a quelle industrie, a quelle coltivazioni alle quali ognuno si sente più adatto, sia mezzo efficacissimo di aumentare la produzione della ricchezza e di migliorare la distribuzione; ed in secondo luogo e sovratutto perché temono la corruzione politica. Se industriali, agricoltori, operai sanno di non poter ottenere favori dai parlamenti, non hanno interesse a corrompere od influenzare gli eletti; se invece sanno che, mandando un loro rappresentante nelle Camere ed influenzando gli altri, essi possono ottenere una legge, la quale con un dazio doganale alla frontiera, tiene lontana la concorrenza estera, nasce l’interesse a falsare la volontà del popolo ed a rendere questo servo dei loro monopoli e privilegi. Si chiamano liberisti coloro i quali preferiscono rinunciare a qualche eventuale (molto eventuale) vantaggio che in casi particolarissimi si potrebbe ottenere stabilendo un dazio a favore, ad esempio, di una industria giovane – ed i teorici hanno elencato parecchi di questi casi particolari – allo scopo di mantenere pura la vita politica, lontano dai mercanteggiamenti a cui dà necessariamente luogo la concessione di protezioni doganali. In questo senso deve essere interpretata la celebre massima laissez faire, laissez passer. Essa non vuol dire che lo stato debba lasciar passare il male, tollerare il danno dei più a vantaggio dei pochi. Vuol dire che, nella maggior parte dei casi, salvo prova contraria assai difficile a darsi, l’industriale e l’agricoltore deve essere lasciato lavorare a suo rischio e pericolo e non deve essere protetto contro la concorrenza dello straniero. Chi chiede protezione contro lo straniero o sussidi o favori dallo stato, nove volte su dieci è il nemico del suo connazionale e vuole ottenere un monopolio per estorcere prezzi più alti, profitti più lauti e salari ultranormali a danno dei suoi connazionali. Resta quel caso su dieci o su cento che meriterebbe di essere considerato, ma il liberista esita anche in confronto ad esso, perchè l’esperienza storica gli ha dimostrato che all’ombra di una iniziativa meritevole di incoraggiamento statale, passa trionfalmente il contrabbando di mille avventurieri e sfruttatori del pubblico. Il liberismo non è una dottrina economica, ma invece una tesi morale.
Tratto da “Critica liberale” n. 65, novembre 2000, p. 132

Autosospensione da Forza del Sud

Comunicato al Consiglio Comunale di fine anno.
Preso atto delle ultime scelte interne al Movimento, non tutte condivisibili, in particolare quelle riguardanti i territori, considerata la poco chiara situazione politica locale, comunico di autosospendermi da Forza del Sud-Grande Sud , dichiarandomi indipendente.

sulle dimissioni da Forza del Sud – Grande Sud

Mi ero avvicinato a Grande Sud alla precisa condizione (all’inizio accolta dai dirigenti provinciali), che fosse stata garantita l’autonomia delle scelte del coordinamento locale. Secondo me,  i patti non sono stati mantenuti e a nulla valgono motivazioni pretestuose richiamate in corso d’opera. La decisione di andare da soli alle elezioni comunali, è stata troppo precoce ed alla luce degli interessi politici locali risulta incomprensibile. Dopo questa esperienza, prendo atto  che c’è un’intera area politica, che abita altrove e che vuole la città sottomessa, garantendo posizioni personali ed amici , dimenticando il valore della politica del bene comune e dei territori .

sull’insediamento del nuovo Consigliere-Assessore Palazzo

Si è insediato il Consigliere Palazzo. Che è anche Assessore. Sono piovute critiche (a mio avviso pretestuose), da parte di alcuni attori politici della città. La nuova Legge sugli Enti Locali della Regione Sicilia da la possibilità di cogliere tale opportunità, ovvero di potere svolgere due funzioni contemporaneamente. L’attuale amministrazione ha deciso di mettere in atto tale possibilità  e ne ha profittato per garantire continuità amministrativa. Tra l’altro manca solo qualche mese alla fine dell’amministrazione ed al posto loro avrei fatto la stessa cosa, cambiare assessori all’ultimo momento ed a lavori in corso potrebbe essere più dannoso ed anche quella scelta, sono certo,  sarebbe stata criticata.  A mio avviso non c’entra nulla la questione etica e morale . Quello che hanno fatto loro, in base a questa legge, lo faranno anche altri. Nel pieno rispetto delle regole.Nessun conflitto d’interesse. Tra l’altro ci siamo dimenticati di quando il Sindaco e gli assessori erano tutti individuati all’interno del consiglio comunale? Si tratta di una riproposizione parziale del vecchio sistema, che però riconosco che è fuori dal tempo. Non si possono colpevolizzare le amministrazioni  che faranno questa scelta, il problema sta nella Legge votata sotto governo Lombardo. Quando questa scelta la faranno le amministrazioni di centro-destra che si farà? Questi oppositori e questi critici, saranno disposti ad autoflaggellarsi?

Caro Gianfranco……

…..ti ha portato molto fastidio la paventata chiusura del Museo Riso in Palermo e te la sei presa, ferocemente,  con Lombardo . Io sono d’accordissimo con chi dice che il governo Lombardo è reo di  malefatte e di tanta “disamministrazione”. A fronte di questo,  il Museo Riso è veramente l’ultima cosa. Un fatto localistico forse un simbolo per il quale ritieni di sguainare la spada quando, invece, non l’hai fatto per cose più importanti e che hanno danneggiato l’economia dell’intera isola. Hai creato un partito, Forza del Sud,  ma è mal gestito, anzi, malissimo, perché mia esperienza insegna che non da spazio ai territori ma invece è comandato dai vertici che decidono alleanze, tempi e modi, che cambia nome in una notte e diventa Grande Sud, che che tutela amici e posizioni, insomma, non si tratta certo di una novità nel panorama politico meridionale e nazionale, siamo di fronte al caratteristico  partito del padrone.  Questo purtroppo non va bene e non sarà facile che esso possa determinare qualcosa,  così continuando, altro che grande, resterà, invece,  piccolo ed insignificante. Ecco perché ho preferito andarmene.  Chissà , posso tornare,  ma solo quando ci sarà vera democrazia interna, riconoscimento delle qualità e competenze (al di la delle amicizie personali e politiche), la voglia di diventare grandi davvero  e soprattutto l’autodeterminazione delle decisioni in ogni territorio…. anche delle battaglie locali…. che a mio avviso,  non possono coinvolgere un intero partito……

elezioni comunali 2012 a Caltagirone:Tutti alla carica!!

Tanti partiti e partitini con liste di candidati da presentare alle elezioni. In questo momento, anche su FB, scopro tratti di populismo e demagogia che fanno quasi vomitare. Gente che ha sempre dormito e che garantisce di fare la rivoluzione. Altri che si ergono a salvatori della patria e quindi della città. Ma se ti informi su di loro scopri che spesso rappresentano solo se s…tessi, che mai hanno fatto una concreta proposta per la città (se non al bar o dal barbiere), che mai hanno lottato per fare passare un provvedimento utile secondo le regole amministrative. A volte sono i “personaggi di punta” di liste, che se va bene, determineranno un consigliere comunale su trenta, che non conterà quasi nulla, che non potrà fare altro che adattarsi e che varrà (un pochino) solo per la capacità di relazionarsi. Altro che promesse!! Merita molto più rispetto chi lavora in silenzio, umilmente, per garantire continuità amministrativa, progettualità concreta e possibile, attività di indirizzo e controllo, onesta e trasparenza amministrativa, che non sono mancati in questi ultimi venti anni, da parte dell’Amministrazione e da parte di tutti i consigli comunali che si sono succeduti. Chi verrà domani, miracoli non ne può fare, perchè l’attuale crisi economica e di sistema non consente di farne. Provare a fare prevalere una coalizione che modifichi l’impostazione ideologica della futura amministrazione di Caltagirone può portare anche bene, ma di raccontare favole alle persone , ne potremmo fare proprio a meno. Ogni riferimento a circostanze , fatti e persone è puramente casuale.