Noi crediamo nella libertà in tutte le sue forme (Silvio Berlusconi)

Noi crediamo nella libertà, in tutte le forme della libertà: nella libertà di pensiero, nella libertà di opinione, nella libertà di espressione, nella libertà di culto, di tutti i culti, di tutte quelle fedi che spingono l’uomo a migliorarsi e a tendere all’alto, nella libertà di associazione, nella libertà d’impresa, nella libertà di mercato, regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.

Noi crediamo nell’individuo, crediamo che ciascuno abbia il diritto di realizzare se stesso, di costruirsi con le proprie mani il futuro, di aspirare al benessere.

Noi crediamo nella famiglia, che è il centro dei nostri affetti principali, è il nucleo fondamentale della nostra società; noi crediamo anche nell’impresa, nell’organizzazione e nell’istituto cui è demandata la creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.

Noi condividiamo, e non potrebbe essere diversamente, anche i valori della nostra cultura e della nostra tradizione cristiana, i valori irrinunciabili della vita, del bene comune, della libertà educativa, della pace, della solidarietà, della giustizia.

Noi crediamo nella tolleranza, e ci riesce facile, naturale, praticarla; crediamo nel rispetto, nel rispetto verso tutti, anche verso gli avversari, nel rispetto, soprattutto, verso chi è più debole.

Crediamo nella generosità, nell’altruismo, nella dedizione e, siccome siamo liberisti, crediamo naturalmente nell’amore per il lavoro, nello sviluppo, nella competizione, nel profitto, nel progresso, che non può esserci se non c’è libertà

Il discorso della discesa in campo di Silvio Berlusconi

IL DISCORSO DELLA ‘DISCESA IN CAMPO’

26 gennaio 1994

“L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà.
Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.
Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza.

So quel che non voglio e, insieme con i molti italiani che mi hanno dato la loro fiducia in tutti questi anni, so anche quel che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo, in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali e democratiche che sentono il dovere civile di offrire al Paese una alternativa credibile al governo delle sinistre e dei comunisti.

La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica.

Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far
funzionare lo Stato.

Il movimento referendario ha condotto alla scelta popolare di un nuovo sistema di elezione del Parlamento. Ma affinché il nuovo sistema funzioni, è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga, un polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno.

Di questo polo delle libertà dovranno far parte tutte le forze che si richiamano ai principi fondamentali delle democrazie occidentali, a partire da quel mondo cattolico che ha generosamente contribuito all’ultimo cinquantennio della nostra storia unitaria.

L’importante è saper proporre anche ai cittadini italiani gli stessi obiettivi e gli stessi valori che hanno fin qui consentito lo sviluppo delle libertà in tutte le grandi democrazie occidentali.

Quegli obiettivi e quei valori che invece non hanno mai trovato piena cittadinanza in nessuno dei Paesi governati dai vecchi apparati comunisti, per quanto riverniciati e riciclati. Né si vede come a questa regola elementarepotrebbe fare eccezione proprio l’Italia. Gli orfani i e i nostalgici del comunismo, infatti, non sono soltanto impreparati al governo del Paese. Portano con sé anche un retaggio ideologico che stride e fa a pugni con le esigenze di una amministrazione pubblica che voglia essere liberale in politica e liberista in
economia.

Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna.

Per questo siamo costretti a contrapporci a loro. Perché noi crediamo nell’individuo, nella famiglia, nell’impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell’efficienza, nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia e della libertà.

Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi – ora, subito, prima che sia troppo tardi – è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di
classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.

I1 movimento politico che vi propongo si chiama, non a caso, Forza Italia. Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l’ennesimo partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto; quello di unire,
per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune.

Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili.

Noi vogliamo rinnovarela società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione
e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza.
La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile
farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo.

Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.”  

Silvio Berlusconi

La cultura del fare e permettere è lontana da noi

Quanto accaduto nel consiglio comunale del 11/4/2011 mi porta a fare una riflessione con me stesso. Ormai sapete che amo riportare tutto in questo blog. Lo faccio perchè resti una memoria, innanzi tutto per me, della  mia esperienza politica. Vi confesso anche, che lo faccio, per fare sapere ai miei amici dell’impegno che provo a metterci, perchè desidero che se vogliono sostenermi debbano farlo, innanzi tutto, sulla base di questo. A volte sbaglierò perchè ho molti difetti, tuttavia in alcune cose ci credo. Sono uscito frastornato dal Consiglio comunale di ieri sera. L’occasione era la discussione su un piano di lottizzazione. Di fatti quasi tutti abbiamo deviato l’argomento sul Piano Regolatore Generale. Ho sollevato forti critiche nei confronti dell’attuale piano regolatore e di quello che si sta predisponendo, in particolare per la mancanza di norme regolamentari che semplifichino la vita ai cittadini. Infine ho sentito il dovere di esortare gli uffici a saper dire tanti SI invece di tanti NO, ho criticato le barriere e i  pareri poco oggettivi della Soprintendenza e dall’Ufficio del Genio Civile, con particolare riferimento agli interventi in centro storico. Il degrado diffuso del centro storico di Caltagirone è sotto gli occhi di tutti ma si pensa di risolvere le cose con un intervento di edilizia economica popolare che riguarda pochi fabbricati, in ordine sparso. Invece di semplificare, permettere di fare, di puntare sugli investimenti privati ,si punta su misure palliative, sull’intervento pubblico che spesso si rivela insufficiente ed inadeguato. Di fronte a questa analisi, di fronte a queste verità che sono  sotto gli occhi di tutti, ho dovuto assistere alle critiche, rispetto al mio ragionameto, che venivano da un consigliere dell’MPA che si è messo a difendere, a spada tratta, questo sistema di cose: bene l’operato dell’Ufficio, ci sono norme trasparenti, le risposte arrivano, di striscio anche un’atteggiamento di complicità verso l’Amministrazione che L’MPA combatteva fino a qualche giorno fa. Potevo accettarlo dall’Assessore del PD ed al quale era rivolto il mio ragionamento, ma assistere a certi ragionamenti da parte di un consigliere dell’MPA mi ha fatto proprio senso, perchè in questi anni non hanno fatto altro che minacciare di denunce, attaccare in continuazione l’operato sia degli uffici che dell’amministrazione di centro-sinistra. D’un tratto le cose cambiano, non sarà perchè sull’argomento del piano regolatore è bene non  farsi nemici? Non sarà che stanno corteggiando l’amministrazione comunale di centro-sinistra? Oppure è per il rispetto di qualche amicizia personale? Ma un’eventuale amicizia personale è più importante dell’interesse collettivo e di un libero pensiero? Ho la sensazione che invece di affrontare gli argomenti per risolvere i problemi della gente , si continua a fare tattica politica, ci si mette di qua e di la per puri fini politici, per farsi qualche simpatia al fine di ottenere un riguardo personale,  per puntare su nuove  alleanze politiche al fine di  ottenere in una poltrona comoda per se o per i propri amici. Tutti bravi sono, uffici soprintendenze, genio civile, l’importante è che non tocchino i nostri interessi personali. Invece di fare le regole meglio tenerseli amici, così per l’amico la legge si interpreta e per gli altri si applica (ovviamente nel modo peggiore).  Un consigliere (come me) che si alza e che dice che la parola d’ordine è “semplificazione” che ritiene utile la cultura del SI rispetto alla  cultura del NO, viene guardato come un extraterrestre, un folle, un pazzo forsennato che incita al concedere, che invece di gestire i problemi li vorrebbe risolvere con un colpo di spugna. Uno che non si rende conto che le cose sono più complicate di quanto sembrano. “Le regole ci sono e vanno rispettate” tuonava  l’Assessore  facendo finta di non capire che il mio ragionamento era proprio contro la  “deregulation” , ed invece riferito  alla necessità di un quadro regolamentare più chiaro e semplice, ad un approccio dell’Ufficio più attento ai bisogno delle persone, a delle regole (appunto) da concordare con la Soprintendenza, a degli accordi da fare con il Genio Civile. “L’ufficio lavora bene e ce lo invidiano tutti”, continuava l’Assessore:  ma chi ha detto il contrario? Però ammettiamolo, al meglio non c’è mai fine, così come al peggio . Atteggiamenti da conservatori….  nulla si tenta di cambiare in meglio. A volte mi sembra di parlare e sentirmi da solo, quasi come attorno fossero tutti sordi… o più sordi di chi non vuol sentire.

Consiglio Comunale del 11/4/2011: Forti critiche per il Piano Regolatore

La trattazione di un piano di lottizzazione è stata l’occasione per discutere delle questioni urbanistiche della città ed in particolare del Piano Regolatore Generale. Intervenuti ai lavori i Consiglieri, Garofalo, Bauccio, Alba, De Pasquale, Aleo e Failla. Replica dell’assessore Palazzo,  alle critiche di De Pasquale che ha fatto presente all’amministrazione che in questo momento si vive una paralisi nel settore edilizio e che in tutto questo nulla si sta facendo per semplificare regolamento edilizio e norme di attuazione al fine di favorire il recupero dell’esistente patrimonio edilizio. Invece si sta puntanto alla redazione di un Piano del quale nulla si sa se non il fatto che ci saranno nuove aree edificabili senza puntare , invece, sulla necessaria ricucitura del tessuto urbanistico esistente, infine, una forte critica sull’operato della commissione edilizia che spesso si addentra in questioni che esulano dalle competenze, invece di  restare nell’ambito delle scelte architettoniche. Un appunto all”Ufficio Tecnico che dovrebbe dire più si e meno no, alla Soprintendenza che manca di regolamenti lasciando i pareri di competenza alle sensibilità ci ciascun funzionario (con conseguenti discoradenze tra l’uno e l’altro) , all’ufficio Regionale del Genio Civile che pone  barriere agli interventi in centro storico. Infine, De Pasquale ha invitato l’Amministrazione a concentrarsi sulla semplificazione regolamentare e sul dialogo con la Soprintendenza, per potere ottenere un quadro regolamentare che consenta  di rendere facili gli interventi nel centro storico, destinato ormai all’irreversibile degrado. Nel successivo intervento del consigliere Failla (MPA) e nella replica dell’Assessore Palazzo (PD), una difesa a spada tratta dell’operato dell’Ufficio e della Soprintendenza.
STAFF

Lombardo: Miccichè in preda ad eccitazione indotta

Miccichè nella convention di domenica 10 aprile a Catania  aveva definito il governo Lombardo “il peggiore che potessimo immaginare . La risposta inopportuna e fuori luogo  di Lombardo: “Micciché ha detto questa piccola mascalzonata forse in preda a indotta eccitazione, alla quale speravo si fosse sottratto”. Una caduta di stile dettata  dalla mancanza di argomenti e dall’indifendibile fallimento del governo Regionale?






10/4/2011 – Assemblea Forza del Sud in provincia di Catania

Stamani si è celebrata un’assemblea dei simpatizzanri di Forza del Sud e la formale dichiarazione costitutiva nella provincia di Catania. Sono intervenuti, il senatore Salvo Fleres (coordinatore provinciale) e l’onorevole Gianfranco Miccichè. Tra gli ospiti il Sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e l’onorevole Nello Musumeci. Il Senatore Fleres ha argomentato sulla caratterizzazione del nuovo movimento, con particolare riferimento alla base elettorale che deve essere presa nella giusta considerazione, sono essi , i cittadini,  gli azionisti principali del partito, ha detto.  Infine un elogio a chi fa politica con passione ed impegno, con onestà e non per gestire ma per risolvere i problemi. L’onorevole Miccihè, con la sua solita spontaneità e grande umanità, ha presentato i punti programmatici del partito, pochi ma efficaci: 1)Creare un partito del SUD che lo tuteli così  come  fa la Lega  per il Nord;  2)creare le condizioni affinchè la riscossa del Sud parta da noi stessi; 3)Porre le condizioni affinche vi sia lo snellimento delle procedure burocratiche che ingessano il Sud; 4)Combattere la cultura del NO dilagante nell’atteggiamento dei burocrati che rallentano o impediscono l’avvio di qualsiasi attività. Nel corso dell’intervento Miccichè ha manifestato stupore per l’atteggiamento critico e di chiusura di alcuni soggetti politici interni al PDL, noi siamo nel centro destra al 150 per cento ha tuonato, noi non tradiremo mai Berlusconi, tuttavia dobbiamo organizzarci in partito per contrastare lo strapotere della Lega del Nord. Grande partecipazione ed entusiasmo del pubblico presente in sala.

9/4/2011 – Fleres, nostro movimento vero grande partito del Sud

Palermo, 9 apr. – (Adnkronos) – ”L’entusiasmo che si respira intorno a Forza del Sud e’ palpabile, contagioso, un sentimento dirompente che domani coinvolgera’ anche Catania. Tutti, ormai identificano nostro movimento come il vero, grande partito del Sud: vicino ai territori, protagonista del cambiamento attraverso la buona amministrazione, sempre attento a difendere gli interessi e il futuro del Sud, coerentemente di centrodestra e con il centrodestra”. Lo afferma, in una nota, il coordinatore provinciale di Forza del Sud a Catania Salvo Fleres, che domani alle 10.30, presso l’hotel Aga di Catania, aprira’ la manifestazione di presentazione di Forza del Sud nella provincia etnea.

All’iniziativa parteciperanno tra gli altri il coordinatore regionale del movimento, Pippo Fallica, e numerosi amministratori e dirigenti locali del partito. La convention sara’ conclusa dall’intervento del leader di Forza del Sud Gianfranco Micciche’