consiglio comunale di Caltagirone del 27/9/2010

Approvata una variante al Piano regolatore generale per spostare il sito di realizzazione del Cimitero di Granieri, al fine di evitare costi di esproprio eccessivi. Nel corso dell’esame è emerso che a Granieri sono previsti  circa 2656 loculi cimiteriali. Critiche da parte mia in quanto con un semplice calcolo, considerando che a Granieri possono esserci 4 decessi l’anno, perchè si esauriscano i posti dovranno passare circa 700 anni(!). La provocazione da me lanciata, incredibilmente, non è stata ripresa da nessuno. Tutti d’accordo a costruire 2656 loculi  a Granieri (frazione di Caltagirone che conta circa 400 anime). In vari interventi  è stato sottolineato che questa è la  la previsione originaria del Project Financing approvata dal precedente Consiglio Comunale, quindi oggi si deve deliberare sulla variazione del sito e non sul numero di loculi. Quindi sullo spostamento nulla da dire e provvedimento approvato, ma sul numero di loculi previsti , ho  invitato l’Amministrazione a valutare correttamente la questione. Ridimensionare il numero di loculi facendo risparmiare i cittadini, sarebbe buona cosa. Adesso la variante al PRG dovrà essere pubblicizzata con manifesti ed i cittadini avranno 30 giorni di tempo per fare osservazioni ed opposizioni che poi verranno esaminate dal Consiglio Comunale e dall’Assessorato al Territorio ed Ambiente.
Altro punto all’Ordine del Giorno è stata la presa d’atto sulla variante al PRG riguardante le zone C3 (riduzione lotto minimo a mq 700). Approvata dalla Regione ma a condizione che l’area di intervento non sia inferiore a mq 4000. Forti critiche da parte mia, in particolare rispetto al parere del CRU (comitato regionale urbanistica), che ha imposto i fatidici 4000 metri quadrati come area minima per predisporre un piano di lottizzazione. Mi sono chiesto per quale motivo questi “grandi professori”, abbiano deciso per questa superficie senza conoscere il nostro territorio e senza aver compiuto alcun studio approfondito, sostituendosi ai progettisti ed allo stesso Assessorato che aveva “consigliato” una superficie minima di intervento di mq 2000.  Tuttavia preso atto che oramai la procedutra e conclusa e che nulla poteva più opporsi al decreto di approvazione della variante urbanistica,  la presa d’atto veniva messa ai voti, ricevendo l’approvazione dell’intero consiglio comunale, con il mio voto contrario in segno di protesta.

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La revisione del PRG di Caltagirone

Il 24/9/2010, organizzata da Sinistra Ecologia e Libertà, al  palazzo Reburdone, si è tenuto un dibattito incentrato sulla questione dell’approvazione delle direttive generali. Presenti alcuni  Ingegneri e Architetti, rappresentanti di associazioni culturali ed i Consiglieri Comunali Aleo (popolari per Mario Scelba), De Pasquale (Capogruppo PDL), Li Rosi (MPA), Pulvirenti (capogruppo PD).  Dopo una esauriente introduzione dell’Ing Russo (Legambiente)  vi sono stati vari interventi dai quali sono emerse critiche da vari intervenuti, per la veloce approvazione delle “direttive” da parte del consiglio Comunale. Secondo qualcuno è mancato il necessario dibattito. Di fatto la discussione si è incentrata su questo aspetto, . Aleo (popolari) e Li Rosi (MPA) molto critici per come è stato approvato il provvedimento, De Pasquale (PDL) ha evidenziato che non  si tratta dell’approvazione del PRG ma solo delle direttive secondo le quali deve redigersi, per cui essendovi quasi l’unanimità dei consensi, nessuno scandalo se qualche consigliere non ha ritenuto di intervenire. Infine ha invitato tutti a farsi parte propositiva nei momenti opportuni (dopo la pubblicazione della proposta con osservazioni ed opposizioni) . Pulvirendti (PD) si dichiarava meravigliato per le critiche provenienti da Sinistra Ecologia e Libertà rispetto al risultato ottenuto, anzi invitava la propria parte politica a stare unita ed a profittare di un’opposizione “dormiente”. Tuttavia, interrotto più volte durante l’intervento (con critiche provenienti anche da esponenti di sinistra), ha dovuto rinunciare a completarlo. L’occasione è stata un importante momento di confronto e riflessione anche se  in alcuni momenti è emerso l’approccio prettamente politico, lasciando ai margini le questioni di merito del Piano Regolatore Generale.

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Firrarello: “Raffaele Lombardo ha instaurato un regime dittatoriale”

“Raffaele Lombardo ha instaurato un regime dittatoriale e persecutorio nei riguardi di qualsiasi forma di dissenso.”. Lo afferma il Senatore del Pdl, e Sindaco di Bronte, Pino Firrarello in una nota stampa in cui analizza la situazione della Regione Sicilia.

“Sono passati ormai due anni dalle ultime elezioni regionali siciliane. Un tempo sufficiente che permette di effettuare un’analisi seria ed oggettiva circa l’operato del Governo, di tracciare bilanci e formulare giudizi.

Del resto la Sicilia ed i Siciliani da questo Governo si attendevano innovazione ed un cambio di rotta che tutti sapevamo essere difficile, ma non impossibile. Fra le tante emergenze da affrontare, frutto di problemi nuovi che nel frattempo si sono sommati a quelli vecchi, c’era quello del precariato. Se Totò Cuffaro, infatti, al termine del suo mandato si è potuto vantare di aver trovato una collocazione stabile per una parte di precari, tuttavia, un esercito di circa 100 mila lavoratori sparsi per tutta la Regione -cui mensilmente le istituzioni devono dare risposte – è rimasto in attesa di lavoro sicuro e meglio retribuito.

Un dramma sociale che meritava un’azione politica forte da parte del Governo regionale che però, come per tanti problemi che attanagliano i 5 milioni di siciliani, sembra non interessare il presidente Lombardo, che mostra una maggiore propensione verso quelle spudorate e demagogiche soluzioni che gli permettono di esistere ancora e rimanere al potere.

In verità c’è chi – e non sono pochi – circa la problematica dei lavoratori ex art. 23, afferma che si sia trattato di un regalo da parte dello Stato, ed in particolare del Governo Andreotti che, nel 1989, pur di risolvere problemi occupazionali, ha disseminato il territorio siciliano e meridionale, in genere, di impiegati precari. Sostengo che – al di là delle presunte responsabilità passate – oggi ci troviamo di fronte a tanti lavoratori, che ormai sono diventati padri di famiglia con lo spettro della disoccupazione, poiché in questi due anni la Regione Siciliana ha dato loro risposte inadeguate.

Questa, infatti, non aveva solo il compito, ma anche l’obbligo di individuare soluzioni a lungo termine, che dessero in prospettiva la garanzia del lavoro. Invece, non solo non ci sono state risposte, ma i Siciliani sono stati costretti ad accettare una politica regionale frutto di decisioni schizzofreniche – in questo ed in altri ambiti – volte esclusivamente a far occupare dai propri amici tutti i posti di potere, al fine di instaurare un regime dittatoriale e persecutorio nei riguardi di qualsiasi forma di dissenso.

I problemi della gente, le esigenze di sviluppo, gli interessi delle associazioni dei costruttori – che rischiano di chiudere le proprie imprese – e quelli di migliaia di lavoratori – che già oggi sono privi di occupazione – non sono mai stati affrontati energicamente. Come se non bastasse i trasferimenti regionali ai comuni tardano ad arrivare con il rischio di compromettere l’erogazione degli stipendi e di quei servizi imprescindibili per i cittadini. Viste le responsabilità della Regione nel ritardo di questi trasferimenti per l’anno 2010 ci si attendevano iniziative compensative in favore degli enti locali. Invece,paradossalmente, il neo direttore regionale della Protezione civile, Pietro Lo Monaco, attraverso la stampa ha annunciato azioni nei riguardi di quegli Enti che non riescono a versare le quote per il servizio di raccolta dei rifiuti.

A questo punto è legittimo chiedersi cosa faranno i comuni che non hanno ancora ricevuto dalla Regione i trasferimenti per l’anno in corso. Come faranno, questi, a retribuire il personale ed i servizi che legittimamente i cittadini attendono? Chi sanziona la Regione per i suoi ritardi? Quali sono le prospettive per la nostra piccola e media impresa, che dalla Regione non riceve segnali?Qual è il futuro del mondo agricolo – da tre anni abbandonato al proprio destino – considerato che il bando che raramente viene pubblicato, alla fine viene perennemente prorogato?

Neanche gli operatori del turismo sono stati più fortunati, visto che a fronte del crollo dell’intero comparto non è corrisposta alcuna iniziativa a breve o a lungo termine. Perfino sul fronte delle tanto “strombazzate” riforme il giudizio è pessimo. Oggi in Sicilia di sanità si può solo morire, ed i due artefici responsabili dei cambiamenti attuati, a mio avviso, tardivamente riusciranno a capire cosa hanno combinato.

Non si riesce a fare prevenzione, gli ospedali sono allo sbando, aumenta sempre di più il numero dei pazienti che rinunciano a curarsi perché già al momento delle prenotazioni si rendono conto delle lunghissime liste d’attesa e del caos che regna. La legge sulla casa, concepita innanzi tutto per la realizzazione dei parcheggi, ed adottata con un ritardo impressionante, è forse anche inconcludente, dal momento che ancora oggi non si ignora il numero dei cittadini beneficiari.

La riforma dei rifiuti è confusa e disordinata, al punto tale che i funzionari regionali – chiamati a fornire spiegazioni ai comuni del Nisseno – hanno dovuto ammettere la sua totale inapplicabilità. Di contro, però, il costo delle discariche siciliane – gestite da probabili amici di chi oggi governa la Sicilia – è da capogiro: circa 108 euro per ogni tonnellata di rifiuti, ovvero il più caro d’Europa, nonché il quadruplo rispetto ai costi delle discariche delle altre regioni, dal Lazio in su. Costi che gravano pesantemente sulle tasche dei cittadini. Non sarebbe, inoltre, sbagliato fare chiarezza sui bilanci di questi centri di smaltimento.

Tra il personale della Regione è sempre più difficile individuare coloro che non sono stati costretti a piegarsi al potere, poiché chi si ribella rischia di essere punito severamente. La burocrazia regionale è totalmente allo sfascio e ne pagano le conseguenze i cittadini e le imprese.

E’ incomprensibile e vergognosa l’idea di compartecipare economicamente ad una holding per rilevare la compagnia di navigazione “Tirrenia”. Non è così che si possono salvaguardare i 4300 posti di lavoro. Che sia lo Stato a pensarci e non certamente la nostra Sicilia che ha già tanti problemi. Oppure si lavori affinché siano i privati, con le loro idee imprenditoriali, a salvare i lavoratori della Compagnia.

La nostra Isola ha perso il marchio del Banco di Sicilia e con esso 200 milioni di euro di tasse ogni anno, fra l’indifferenza più totale. A sentire i proclami, tutti i buchi di bilancio dovrebbero essere coperti, illusoriamente, attraverso i fondi FAS. Impossibile!!

Al di la del fatto che queste somme dovrebbero essere utilizzate diversamente, è impensabile il loro impegno per la soluzione dei problemi degli operai forestali, dei lavoratori antincendio, dei precari a vario livello, per avviare i cantieri di lavoro e partecipare alla Mediterranea Holding. I fondi FAS non saranno sufficienti per tutto e, soprattutto, rappresentano una forma di sussidio prettamente transitoria. In futuro potrebbero non essere più disponibili e senza una programmazione seria si rischia una crisi che invece potrebbe essere attenuata e trasformata in un rilancio se venissero utilizzati i fondi strutturali dell’UE, finalizzati allo sviluppo delle Regioni .

Già questo Governo è un campione nel mancato utilizzo di fondi e di risorse!!

E’ una critica che piove da più parti e che mette in luce tutte le inefficienze e le incapacità del governo Lombardo.

Basterebbe citare il non impiego, al 31/12, dei 55 milioni del Fondo sociale europeo per lo sviluppo e la promozione della coesione tra i diversi stati membri. Somme che dovevano essere impiegati per svolgere una formazione qualificata e che avrebbero aiutato, non poco, ad abbattere l’alta percentuale di disoccupati e lavoratori precari.

Ma a ciò si aggiungono i dati di una rilevazione (al 28/2) del P.O FESR 2007-2013, la quale ci indica che la Regione Siciliana ha speso solamente 397.715.589 milioni di euro, corrispondenti al 6,08 % della dotazione complessiva messa a disposizione.

Queste cifre sono la fotografia della situazione della nostra Regione, una situazione particolarmente grave, che presenta un bassissimo livello di spesa, da attribuire a forti ritardi nell’emanazione dei bandi, nella raccolta delle domande di finanziamento, nella formazione delle graduatorie e nell’erogazione dei contributi ai beneficiari.

Mancanze che relegano la Sicilia agli ultimi posti della classifica italiana. E a ben poco valgono, nonostante le presentazioni delle migliori occasioni loro riservate, gli accordi raggiunti a proposito dei progetti “Jessica” e “Jeremie”. Trattasi di due fondi europei di partecipazione, che utilizzano risorse per l’ erogazione di aiuti rimborsabili ad imprese e partenariati pubblico- privati. Nello specifico, il fondo Jessica (sostegno comunitario congiunto per lo sviluppo sostenibile nelle aree urbane) offre una soluzione per finanziare progetti per lo sviluppo e il rinnovo urbano, tramite l’utilizzo di fondi di rotazione; mentre Jeremie (risorse europee congiunte per le micro, piccole e medie imprese nelle regioni dell’UE) é un’iniziativa nata al fine di migliorare l’accesso ai finanziamenti per lo sviluppo delle PMI.

E’ noto che alla fine del 2009 – per evitare la perdita definitiva dei fondi comunitari – dovuta al meccanismo del disimpegno automatico, la Regione Siciliana ha ottenuto lo stanziamento di 148 milioni di euro per il progetto Jessica, e di 60 milioni di euro per il progetto Jeremie. Ma quella che ci é stata presentata come una grossa conquista, altro non é che un semplice escamotage per nascondere l’incapacità della squadra di governo.

Infatti una risorsa non persa non significa ,automaticamente , risorsa effettivamente utilizzata.

La Regione aveva a disposizione somme di denaro che potevano e dovevano essere proficuamente utilizzate per i cittadini siciliani entro il 31/12.; e i 208 milioni, recuperati con Jeremie e Jessica, rappresentano anch’essi, nient’altro che somme messe a disposizione, che devono però essere impegnate ed erogate.

Quindi, in realtà, nulla é stato fatto per risolvere i problemi dei Siciliani.

Lo spettacolo cui assistiamo negli ultimi tempi é disarmante. E le risposte date dai diretti interessati alle domande circa il mancato utilizzo dei fondi europei, anche dopo il duro intervento del ministro Tremonti, sono state semplici occasioni in cui mettere in mostra la bravura nella pratica dello scarica barile circa l’attribuzione delle responsabilità. La situazione della nostra Isola è sotto gli occhi di tutti, così come sono evidenti gli sprechi, dei quali ogni giorno paghiamo il prezzo e lo sperpero di denaro pubblico, utilizzato non per creare opportunità di occupazione stabile e misure per i giovani, ma per agevolare la crescita del precariato e delle clientele, caratteristico strumenti di sostegno alla politica di Lombardo.

Cerchiamo e vogliamo una nuova Regione, che punti su una classe dirigente che ha a cuore lo sviluppo e la crescita della propria terra, le cui parole d’ordine siano progettualità, trasparenza e concretezza. Servono amministratori capaci di subordinare l’azione della gestione dei fondi pubblici alla cultura del concreto, atta a promuovere progetti di sviluppo reali – funzionali alle necessità dei cittadini – e che garantiscano il massimo livello di liceità nei loro comportamenti.

Nelle condizioni attuali chiunque pensi di appoggiare e condividere questo Governo regionale, essendone partecipe, rischia di diventarne responsabile; anzi complice. Questa Legislatura regionale sarà ricordata a lungo per i tanti errori a danno dei Siciliani, pur avendo avuto tutte le potenzialità per garantire un risveglio economico. Purtroppo c’è il rischio che la Sicilia non vivrà più un periodo così florido di risorse; risorse che, ribadisco, non ha utilizzato per la irresponsabilità o forse per la stupidità dei loro attuali amministratori.”.