perchè il gruppo consigliare PDL ha votato favorevolmente alla proposta di realizzazione di una discarica?

In merito all’accordo di programma tra Comune di Caltagirone e Kalat Ambiente per la realizzazione di una discarica ed eventuali impianti tecnologici, Il PDL sceglie di non seguire la strada dell’immobilismo. Il Presidente Berlusconi in Campania ha agito, riaprendo le discariche, e di colpo sono stati risolti i problemi che la Campania si portava dietro da tempo. Noi non vogliamo finire con la spazzatura sopra la testa e sappiamo che c’è bisogno di una discarica nostra. La proposta viene dall’amministrazione comunale che è di centro-sinistra. Ma è una proposta perfettamente in linea con il programma e l’azione politica del PDL. Non potevamo, per beghe locali, votare contro una proposta buona per il territorio che non potrà che portare vantaggi ambientali, economici ed occupazionali. Ecco perchè abbiamo deciso di votare favorevolmente alla proposta di realizzazione di una discarica nel territorio di Caltagirone, pur vincolando la nostra decisione ad importanti emendamenti che ci garantiscano, impegnando l’Amministrazione a riferire continuamente sull’accordo di programma con l’ATO rifiuti, nonchè a girare tutti i vantaggi e le economie, direttamente nelle bollette dei cittadini. Ci dispiace per chi porta avanti le tesi finalizzate sostanzialmente alla scelta dell’immobilismo. Se l’Amministrazione è stata disposta a fare qualcosa che viene incontro alle nostre linee programmatiche non riteniamo sia il caso di metterci contro i nostri stessi principi per fare pupulismo e per sventolare la bandiera dell’opposizione, creando un grave danno alla collettività. Nel nostro caso il senso di responsabilità e l’attaccamento al territorio prevale su tutto.

consiglio comunale del 30-7-09

Trattata la proposta di delibera relativa all’ampliamento dell’area per la bonifica del sito ” portella Gioia” ex discarica del comune di Caltagirone e contestuale ratifica dello schema di convenzione tra Kalat Ambiente ed il Comune di Caltagirone per la realizzazione di un centro di trattamento rifiuti e realizzazione di una discarica sempre nello stesso sito. Sulla questione si è registrato un vivace dibattito. Dall’area MPA, sollevati seri dubbi sull’intero provvedimento intervenuti i consiglieri De Cari, Li Rosi, Failla, Alparone; Il gruppo PDL presente in consiglio con De Pasquale, Bauccio, Lo Nigro, pur convenendo rispetto ad alcune questioni sollevate dall’area MPA, ed in particolare sulla gestione Kalat Ambiente, riteneva utile la realizzazione di una discarica, che sicuramente avrebbe portato vantaggi in termini ambientali economici ed occupazionali; rimandava la decisione sul voto, a dopo l’esame di emendamento che si riteneva proporre. Durante i lavori registrati gli interventi dei consiglieri Russo, Pulvirenti, Petrosino, Gravina, Alba ed Aleo.
Presentati 4 emendamenti, 3 firmati dal gruppo PDL con l’aggiunta della firma di Garofalo (che ne ha fatto suo uno), e del consigliere Aleo che pure appartenente all’area PDL, attualmente è nel gruppo misto. I tre emendamenti modificavano la deliberazione con l’aggiunta di tre integrazioni: con uno si è impegnata l’amministrazione a riferire con cadenza annuale sulle attività conseguenti all’accordo di programma; con altro di dare atto che tutte le economie realizzate dal Comune
di Caltagirone saranno utilizzate per abbassare i costi del servizio a carico dei cittadini; con il terzo emendamento una precisazione tecnica. L’emendamento dell’area MPA modificava le premesse della delibera , ma stranamente, senza toccare la proposta, ovvero con l’emendamento, di fatto, si conveniva pienamente alla proposta dell’Amministrazione Pignataro, salvo eliminare alcune considerazioni iniziali. Diversamente da quelli del’area PDL che cambiavano la proposta e quindi il deliberato finale. Gli emendamenti proposti dal gruppo PDL con l’aggiunta di Garofalo e Aleo approvati sostanzialmente con i voti dell’Unione. Gli altri contrari o astenuti a che l’Amministrazione riferisse in consiglio sull’andamento dell’accordo di programma e contrari o astenuti a che vi fossero risparmi per i cittadini . L’area MPA ritirava il proprio emendamento, il consigliere Gravina lo faceva suo. Ampio dibattito. L’emendamento respinto. L’intero provvedimento, come emendato è stato infine approvato a maggioranza; a favore quelli dell’Unione, del gruppo consiliare PDL, di Garofalo ed Aleo. Gli altri contrari o astenuti. Adesso la palla passa all’amministrazione ed alla Kalat Ambiente che dovranno intercettare i necessari finanziamenti per la messa in sicurezza della vecchia discarica, per la realizzazione della nuova e per la realizzazione dell’impianto di pretrattamento. Mi permetto di aggiungere che tutto ciò non potrà che portare vantaggi ambientali economici ed occupazionali.

consiglio comunale del 27/7/2009

All’inizio del consiglio comunale chiesta la trattazione di due ordini del giorno, uno presentato dal gruppo MPA+altri l’altro dal gruppo PDL+ altri , inerenti entrambi la sospensione della procedura di riscossione dei canoni enfiteutici. Dopo breve sospensione sono stati unificati i due ODG, copiando pari pari le premesse e lasciando inalterato il deliberato proposto dal PDL. Ottima prova d’intesa. Ritornati in aula richiesta ulteriore sospensione per l’esame dell’ODG da parte del gruppo dell’Unione che ha presentato un emendamento con il quale si cassavano tutte le parti incluse nell’ordine del giorno dal gruppo MPA. Qualche correttivo anche alla formulazione proposta dal PDL. Con unanime condivisione si approvava il provvedimento all’unanimità.

Professione geometra: competenze ed impegno verso il territorio

Il presidente del Collegio dei Geometri di Genova, Luciano Piccinelli, ha espresso ufficialmente nei giorni scorsi le proprie considerazioni in difesa della categoria d in replica all’articolo di Sergio Luciano uscito su «Il Secolo XIX» sul tema «piano casa» il quale attaccava, con una certa forza, la categoria dei geometri per ipotetiche responsabilità legate al territorio.

Riportiamo qui di seguito la replica in argomento.”Ancora una volta ci troviamo di fronte a gratuite illazioni che diffamano la nostra categoria in spregio ad ogni logica e soprattutto ad ogni ragione. Questa volta a dimostrare una certa superficialità è Sergio Luciano che, nell’articolo apparso su «Il Secolo XIX» il 2 giugno 2009 esprime il suo punto di vista sui contenuti del cosiddetto «Piano Casa» non perdendo occasione di offendere la nostra categoria professionale che sarebbe stata, a suo dire, responsabile di aver «sventrato» l’Italia («geometri asini» come ha scritto).Non è necessario aver assistito direttamente alla ricostruzione post-bellica del nostro paese tuttavia basta avere un minimo di informazione su ciò che la storia insegna, per evitare espressioni che possono essere usate soltanto da parte di chi non ha una benché minima conoscenza del ruolo svolto dalla nostra categoria e dell’impegno ogni giorno profuso a servizio della collettività sempre nel rispetto del territorio e dell’ambiente che ci circonda.Non è certamente opera del geometra la presenza sul territorio di interi insediamenti abusivi che sono figli di un’unica madre ovvero di quella speculazione edilizia che può nascere soltanto con la presenza di regole di pianificazione compiacenti da parte delle amministrazioni di Governo del territorio e non di chi è costretto semmai come noi a doverne subire le conseguenze nello svolgimento della propria attività.Il geometra non ha competenza sulla pianificazione del territorio e sulla redazione dei relativi strumenti tantomeno dispone della «regia» dello sviluppo territoriale che è di esclusiva competenza di altri soggetti e degli organi di governo e quindi nessuna responsabilità può essergli ascritta su questo tema.Che dire poi della presenza di orribile strutture di dubbio gusto la cui immagine viene messa in risalto sui libri di testo più conosciuti o di grandi opere abbandonate e/o mai concluse che fanno parte di scelte progettuali azzardate molto spesso approvate da una politica incurante dell’ambiente e del territorio, spinta da interessi di tutt’altro genere.I geometri amano il proprio territorio come dimostrano gli importanti progetti realizzati a servizio dell’attività agricola e soprattutto lo conoscono bene, certamente meglio di tanti altri che sono invece soltanto capaci di farne una bandiera a solo scopo strumentale.I geometri operano ed hanno sempre operato nel rispetto dell’ambiente e quindi, come già ho avuto modo di ripetere in altre occasioni, chi non conosce a dovere la storia e l’opera svolta dai geometri farebbe meglio a tacere e ad evitare di esprimere concetti e giudizi falsi ed impertinenti.La nostra professione è stata da sempre caratterizzata da un forte realismo progettuale e da uno spirito di concretezza che non si lascia trasportare dalle voluttuosità del tempo o dalle eventuali fantasie della committenza e nulla ha a che vedere con gli sfregi ambientali figli, come già detto, di una scorretta ed opportunistica pianificazione territoriale”.

tratto dal ilgiornale.it

Sentenza Corte di Cassazione 15 giugno 2009, n. 24647

Le opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo a tutela di interessi idrogeologici, ambientali e paesistici possono ottenere la sanatoria ai sensi del dl 269/2003, convertito con legge 326/2003, solo per gli interventi di minore rilevanza, che siano conformi agli strumenti urbanistici (abusi formali) e previo parere favorevole dell’autorità preposta al vincolo.Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza 24647 del 15 giugno 2009, confermando la sentenza della Corte d’appello che aveva condannato un reato edilizio.In particolare, il ricorrente aveva affermato che era stato erroneamente ritenuto che l’opera in questione non fosse suscettibile di condono edilizio perché sita in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, pur non essendo la stessa sottoposta a vincolo di in edificabilità assoluta. Il ricorrente sosteneva, inoltre, che avendo presentato domanda di condono ambientale, questo avrebbe comportato anche la possibilità di ottenere il condono edilizio, in quanto l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria avrebbe comportato lo sgravio del vincolo paesaggistico con il conseguente accesso al condono edilizio.I giudici della Suprema Corte hanno, innanzitutto, affermato che la corte di appello aveva correttamente applicato il principio secondo cui, in materia edilizia, le opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo a tutela degli interessi idrogeologici, ambientali e paesistici possono ottenere la sanatoria ai sensi del dl 269/2003 art. 32 commi 25, 26 e 27, convertito con legge 326/2003, solo per gli interventi di minore rilevanza (corrispondenti alle tipologie di illecito di cui ai nn. 4, 5 e 6 dell’allegato 1; restauro, risanamento conservativo e manutenzione ordinaria) , che siano conformi agli strumenti urbanistici (abusi formali) e previo parere favorevole dell’autorità preposta al vincolo. Sono, dunque, da escludere dal condono tutte le nuove costruzioni realizzate in assenza o in totale difformità dal titolo edilizio in zona assoggettata ad uno dei vincoli idrogeologici, ambientali e paesistici.È, inoltre, da censurare l’assunto secondo cui la sanabilità delle opere realizzate in aree vincolate è da escludere solo se si tratti di vincolo di inedificabilità assoluta e non anche nella diversa ipotesi di vincolo di in edificabilità relativa.I giudici hanno, infine, contestato l’assunto secondo cui il condono ambientale comporterebbe anche la possibilità di ottenere il condono edilizio. Il condono ambientale introdotto dall’art. 1, commi 37, 38 e 39 della legge 308/2004 estingue, infatti, esclusivamente il reato di cui all’art. 181 del Dlgs 42/2004 (Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa) e gli altri reati paesaggistici, ma non si estende al reato edilizio attesa la mancanza delle norme di coordinamento, diversamente da quanto disciplinato con la legge 326/2003, che espressamente prevedeva che il rilascio del titolo abilitativo edilizio estinguesse il reato per la violazione del vincolo

fonte:lavoripubblici.it

Lombardo è fuori dalla grazia di Dio.

Raffaele Lombardo è fuori dalla grazia di Dio. Credeva di avere risolto i suoi problemi e si è accorto invece che le cose stanno esattamente come prima, a cominciare dall’Aula di Palazzo dei Normanni. L’Assemblea era una palude e ora si è trasformata in sabbie mobili, perché gruppi e gruppuscoli si sono impossessati di alcune aree parlamentari e hanno dettato condizioni e tempi. In più c’è l’Udc che ha adottato il machete e non vuole farlo campare nemmeno un istante. Opposizione dura, tenace, senza sconti, senza se e senza ma, con ampi collegamenti trasversali.

Le sabbie mobili non hanno confini riconoscibili, perciò il rischio di caderci dentro per il governatore è diventato altissimo. L’impressione che vogliano cuocerlo a fuoco lento è chiaro. Ti abbiamo accolto, insomma, ma no ti facciamo campare. Raffaele il temporeggiatore così ha finito di temporeggiare, ha preso atto ed è uscito al naturale nel corso di una conferenza stampa mattutina. Ha lanciato un ultimatum o qualcosa di simile – nelle ore successive ci renderemo conto di che si tratta – ed ha dichiarato che se la prossima settimana i Fondi Fas, le risorse europee, non arriveranno in Sicilia i parlamentari del suo partito non voteranno più proposte legislative che provengono dalla maggioranza di centrodestra o dal governo in carica.

Non è una minaccia che può fare sobbalzare Silvio Berlusconi. La pattuglia del MPA è così minuta che non può spaventare. Ma i risvolti politici in sede locale e, forse meridionale, possono essere importanti se alla “minaccia” dovesse seguire una coerente azione politica che implicherebbe necessariamente la ricerca di nuovi interlocutori sia per le vicende siciliane che per quelle nazionali. Problemi da vedere in prospettiva, dunque.

Il governatore non ha detto di volere uscire dal centrodestra ma è come se l’avesse detto. Ha lasciato a chi l’ascoltava il compito di interpretare le sue intenzioni. Lombardo non se l’è presa solo con Berlusconi, ma anche con gli stop imposti dall’Assemblea. Non ha certo dimenticato gli sgarbi subiti e il rinvio dei disegni di legge su Ato e aiuti alle imprese. Per rimediare ai ritardi ed agli ostruzionismi dell’Assemblea – che nei giorni scorsi non ha esitato a definire atti criminosi a danno della Sicilia – ha manifestato l’intenzione di trasformare le iniziative legislative in atti amministrativi, ove possibile. Non può farne a meno, ha detto, riferendo di stare per convocare tutti i dirigenti regionali interessati.

Un’azione ad ampio raggio dunque, sia sul piano politico che sul piano organizzativo, che dovrebbe rimettere l’iniziativa del governo, e di Lombardo in particolare, al centro dell’agenda politica. Il tempo della trattativa, infatti, aveva emarginato lo stesso Lombardo, che è apparso piegato alle necessità della mediazioni e disposto, dunque, ad accettare suggerimenti, consigli e qualche diktat. Non è servito a niente, a quanto pare, questa strategia della riappacificazione, perché i risultati sono stati deludenti.

I “crimini” di alcuni settori dell’Ars l’obbligano a tornare in prima linea e ad abbandonare i tavoli della trattativa. Si apre, dunque, una nuova tappa della dispendiosa guerra interna alla maggioranza di centrodestra, combattuta in un contesto che non sembra offrire alcuna alternativa al governo per le incertezze e le divisioni dell’opposizione. La prospettiva di uno scioglimento, a questo punto, non può essere scartata. Ed è forse questo l’obiettivo non dichiarato di alcuni settori politici regionali e nazionali.

fonte “Siciliainformazioni”