PDL: CASTIGLIONE E NANIA COORDINATORI REGIONALI SICILIANI

Palermo, 29 apr. – (Adnkronos) – L’ufficialita’ delle voci che circolavano gia’ in mattinata e’ arrivata nella tarda serata. Giuseppe Castiglione e Domenico Nania sono stati nominati coordinatori regionali siciliani del Pdl. Alla guida del partito nell’Isola ci sara’ dunque un tandem. Un comunicato del partito ieri sera ha posto fine alle indiscrezioni, che davano prima Castiglione coordinatore e Nania vice e poi viceversa. Nella nota si spiega chiaramente che il senatore di An e il presidente della Provincia di Catania avranno uguali poteri.
“Il Comitato dei coordinatori del Pdl – Bondi, La Russa, Verdini – ha nominato co-coordinatori regionali del partito siciliano Giuseppe Castiglione e Domenico Nania” si leggeva nella nota. Ad entrambi e’ affidato “il compito di guidare il partito, in vista dei prossimi rilevanti appuntamenti elettorali, amministrativi ed europei, che costituiranno un importante banco di prova della forza e della vitalita’ del Pdl in Sicilia”.

MANIFESTO SOLIDARIETA AL SINDACO PIGNATARO.

Pur essendo io del PDL manifesto solidarietà piena ed approvazione per tutto l’operato del Sindaco Pignataro in merito alla vicenda della Sanità. E’ totalmente FALSO quanto affermato dagli onorevoli Giovanni Pistorio e Carmelo Lo Monte (vedi post seguente nel mio BLOG). Devo dare atto che il Sindaco Pignataro , al di la degli schieramenti politici, ha portato avanti una campagna a difesa dell’autonomia territoriale assieme ad altri sindaci, anche di centrodestra. In ogni momento ed in ogni luogo ha aperto al dialogo. Anche con l’ultima lettera aperta . Tutti, anche il consiglio comunale hanno auspicato ad un diverso modello di sanità, con più attenzione per il territorio e mirato al vero risanamento. Questo non è accaduto. Buttando fumo negli occhi si vorrebbe far credere che togliendo autonomia ai territori, si riducono le spese. Vedremo. Noi per ora non ci crediamo. Ed allora manifestiamo. Ed ognuno lo fa come crede. Anche affiggendo manifesti economici monocolore con una croce tagliata che rappresenta la sanità depauperata. Nulla a che fare con minacce e locandine mortuarie. MA LO SANNO BENE! L’unica minaccia che temono è quella di perdere voti e per loro si tratta di un attentato. Dispiace poi che si usi il pretesto per fare vere intimidazioni. Dichiarazione dell’ON Leanza – MPA: A questo tipo di rappresentanti non va riconosciuta nessuna dignità di interlocuzione. Sono certo che il presidente Lombardo saprà ben valutare questa sgradevole esperienza che dovrà lasciare un segno profondo non solo sul piano dei rapporti personali ma anche sul terreno delle relazioni istituzionali. Ovviamente chi si mette contro il Sindaco si mette contro la città che rappresenta , su questo non c’è dubbio. I Cittadini sapranno fare uscire l’orgoglio necessario per punire questo deprecabile comportamento e non è con le minacce, che questa volta, otterranno i voti : il risultato elettrorale, credetetemi, lo temono peggio di ogni altra cosa. E non dimentichiamo che il Sindaco Pignataro si trova dove si trova, grazie proprio a quel Lombardo, che ha creato le condizioni affinchè risultasse eletto, per la prima volta nella storia di Caltagirone, al primo turno. Lo ha votato la maggioranza dei Caltagironesi e adesso sta adempiendo al dovere di difendere il territorio, noi non possiamo fare altro che stare con lui. Diversamente saremmo traditori della nostra gente.

Dopo i manifesti funebri al presidente Lombardo, l’Mpa attacca il sindaco di Caltagirone: “E’ lui l’ispiratore”

Qualcuno vuole forse rivestire il ruolo della vittima. Invito Lombardo a non oltrepassare il senso della misura lasciando che Davide e Golia restino quelli che sono e lo invito altresì a ricevere insieme a me il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della sua visita a Caltagirone”. Lo afferma in una nota il sindaco di Caltagirone Francesco Pignataro in merito ai manifesti comparsi sabato scorso a Grammichele, riferibili al presidente della Regione Raffaele
Lombardo. Pignataro si dice “pronto, insieme agli altri sindaci, a incontrare Lombardo ‘a mani nude’ per un confronto civile” e aggiunge che nei manifesti “non c’é nessuna minaccia o offesa, ma solo il disappunto, espresso in maniera civile, per la decisione di sopprimere l’Azienda ospedaliera di Caltagirone, che penalizza fortemente il comprensorio”. Con la nota Pignataro vuole “tutelare la tradizione di civiltà di Caltagirone e del comprensorio” ricordando come nella città un comitato intende tutelare altri servizi sovracomunali esistenti nel nostro territorio “senza ricorrere a minacce e a quant’altro non appartiene a questa tradizione di civiltà”.

“Con le sue parole il sindaco di Caltagirone, Francesco Pignataro, di fatto si è dichiarato reo confesso di essere stato l’ispiratore, quanto meno morale, di questa volgare e anche pericolosa forma di aggressione che si è consumata in questi giorni nei confronti del presidente della Regione Raffaele Lombardo”. Lo dice in una nota il senatore Giovanni Pistorio, presidente del gruppo Misto a palazzo Madama ed esponente del Movimento per l’Autonomia. “Con disonestà morale e intellettuale – aggiunge – è stato fatto credere che la legge regionale di riforma sanitaria determinasse una riduzione della qualità e della quantità delle prestazioni erogate nel territorio Calatino. E’ un miserabile falso”. “Tuttavia, i toni violenti e le posizioni pretestuose – conclude – sono state costruite in modo premeditato per tentare di partorire un alibi a una classe politica fallimentare. Credo sia buona regola nel sistema dei rapporti istituzionali non avere a che fare con gli agitatori e i provocatori che prima intorbidiscono e incattiviscono il clima e poi tentano con l’artificio dell’ipocrisia di farsi paladini del galateo istituzionale. A questo tipo di rappresentanti non va riconosciuta nessuna dignità di interlocuzione. Sono certo che il presidente Lombardo saprà ben valutare questa sgradevole esperienza che dovrà lasciare un segno profondo non solo sul piano dei rapporti personali ma anche sul terreno delle relazioni istituzionali”. (*NDR CHIARA MINACCIA ISTITUZIONALE)

“Troviamo davvero singolare, per non dire vergognoso, il fatto che il sindaco di Caltagirone cerchi di appellarsi all’unità delle forze politiche esprimendo e praticando, di converso, la faziosità più violenta e parlando di confronto civile, dopo aver esercitato per mesi una vera e propria attività di istigazione all’odio, peraltro fondata su argomenti pretestuosi”. Lo afferma il deputato nazionale del Pdl, Carmelo Lo Monte. “Davvero il livello della politica è sceso in basso – conclude – se il primo cittadino di un’antica e nobile comunità come Caltagirone difende addirittura l’orrida iniziativa di un manifesto macabro e minaccioso contro il presidente della Regione, farneticando di penalizzazione del comprensorio sapendo di mentire a fini di lucro elettorale. Altro che richiami alla tradizione di civiltà della comunità di Caltagirone”.



FONTE : Siciliainformazioni del 20-4-2009
*NDR a cura del del blog

Il rischio sismico nella Sicilia orientale. La prevenzione che non parte mai. Che cosa bisogna fare, e subito

(Turi Caggegi) Si dirà: non è il momento di fare polemiche e rivendicazioni, adesso dobbiamo solo concentrarci sugli aiuti alle popolazioni colpite dal disastroso terremoto in Abruzzo. Invece no: bisogna certo concentrarsi sugli aiuti alle popolazioni colpite, ma bisogna anche rivendicare attenzione sulla prevenzione sismica, su come evitare tali tragedie in futuro.
E bisogna farlo adesso. Adesso che l’attenzione e la sensibilità sono alte, adesso che siamo tutti emotivamente coinvolti, adesso perché la storia ci ha insegnato che in Italia, passata l’emergenza e il coinvolgimento emotivo, tutto si dimentica e i problemi restano irrisolti.
Dobbiamo farlo adesso e dobbiamo farlo noi, intendo noi siciliani, perché la Sicilia, in particolare quella orientale, è una delle regioni a più alto rischio sismico del mondo. Sì, del mondo.
Allora facciamolo, facciamo anche delle proposte che valgano anche per tutte le altre zone del territorio nazionale (e non sono poche) che sono soggette allo stesso rischio e cerchiamo di non mollare la presa fino a quando non otteniamo fatti concreti. Facciamolo cercando il coinvolgimento di tutti, di istituzioni e associazioni, di imprese e privati, di partiti e movimenti indipendentemente dalla collocazione politica. La prevenzione è possibile, e la prevenzione e la salvaguardia della vita umana e del patrimonio culturale e architettonico non sono politicamente schierate, non sono e non devono essere né di destra né di sinistra.

Non abbiamo ancora finito di commemorare il terremoto di 100 anni a Messina (ben più violento di quello abruzzese) che nel 1908 fece 100 mila morti; ricordiamoci che nel 1693 tutta la Sicilia orientale fu letteralmente rasa al suolo da un terremoto catastrofico che distrusse 45 centri abitati e fece 60 mila morti (16 mila su 18 mila a Catania). Ricordiamoci anche che nel 1968 la valle del Belice (Sicilia occidentale, stavolta) venne devastata da un terremoto neanche tanto potente e ricordiamoci che nel 1990 ci furono quasi venti morti per un terremoto nella zona di Augusta, il terremoto di Santa Lucia.
E ricordiamoci, ancora, che chi vive nella Sicilia Orientale spesso si trova in zone dove i rischi si sommano: rischio industriale nelle zone di Siracusa e di Milazzo a causa dei poli petrolchimici, rischio vulcanico nell’area dell’Etna, rischio idrogeologico quasi dappertutto.

Circa 25 anni fa, dopo la tragedia dell’Irpinia, il ministro della protezione civile Zamberletti disse che un terremoto nella Sicilia Orientale avrebbe provocato almeno 50 mila morti. Alcuni dissero che era una stima ottimistica, altri, la maggioranza, fece gli scongiuri del caso e preferì dimenticare quell’allarme. Zamberletti finì additato come iettatore, e noi restiamo a convivere con il nostro rischio, pregando e sperando che non accada nulla.

Purtroppo non basta fare gli scongiuri, e si sa che prima o poi certe zone, molto ben conosciute, saranno colpite da terremoti disastrosi se non catastrofici. Eventi inevitabili, da cui ci si può difendere in un solo modo: con la prevenzione.

Prevenzione significa costruzione di edifici con criteri antisismici e adeguamento degli edifici esistenti a criteri antisismici. Infatti solo dopo il 1981 in Italia è stata fatta una legge che obbliga alla costruzione con criteri antisismici in certe zone d’Italia (Sicilia orientale compresa), mentre sono del tutto vulnerabili le costruzioni precedenti (il 64% del totale, secondo alcune stime).
Si sapeva da molto prima del 1981 che la Sicilia orientale era zona sismica, eppure un irresponsabile sindaco di Catania negli anni ’60 si vantò di essere riuscito a evitare che la città venisse dichiarata zona sismica! E si tenga conto che secondo i costruttori, un edificio antisismico costa solo (al massimo) il 10% in più di una costruzione non antisismica. Quanto vale la nostra vita e quella dei nostri figli?

Dopo l’allarme di Zamberletti, va detto che l’allora Presidente della Regione Rino Nicolosi, si impegnò per intervenire con misure di prevenzione, ma i risultati, per vari motivi, furono scarsi.

E allora ecco le proposte, che riguardano sia gli edifici pubblici sia quelli privati. Proposte che secondo noi non solo ci garantirebbero una vita più sicura, ma alla lunga ci farebbero anche risparmiare mettendo in moto da subito importanti risorse per stimolare l’economia in questo periodo di crisi. Si stima infatti che solo negli ultimi venti anni siano stati spesi oltre 100 miliardi di euro in seguito a emergenze di vario tipo. E naturalmente questi 100 miliardi non sono serviti a evitare lutti e distruzioni, ma solo a soccorrere le vittime. Se queste risorse fossero state impegnate nella prevenzione, probabilmente oggi staremmo in un Paese più sicuro e piangeremmo meno morti.
Le proposte.
La prima consiste nell’avviare un piano straordinario pubblico per la messa in sicurezza degli edifici pubblici come scuole, ospedali, prefetture, questure, caserme di militari e vigili del fuoco e altre strutture strategiche (per esempio chiese e monumenti), a partire dalle aree dove il rischio è più elevato (e la Sicilia orientale è sicuramente tra queste).
Seconda proposta: inserire nell’annunciato piano-casa del governo nazionale una norma che consenta ai privati l’adeguamento antisismico degli edifici, con semplificazione delle procedure (ma anche con controlli rigidi sulla correttezza degli interventi per evitare abusi) e agevolazioni fiscali straordinarie, anche più elevate del 36 o 55% di detrazione riconosciuto per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico. Diciamo il 75 o l’80%.
In questo modo si avrebbero molti effetti positivi: si mobiliterebbero ingenti risorse da parte dei privati (cosa che aiuterebbe l’economia), si avrebbero meno lutti e la salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico. Le risorse non incassate dallo stato per le detrazioni di certo verrebbero compensate dal benefico effetto sull’economia, dalla creazione di posti di lavoro (con risparmio sui sussidi di disoccupazione e/o cassa integrazione e con l’incasso di imposte su salari, stipendi, fatturato delle imprese, ecc.), dal risparmio, statisticamente rilevante, per interventi di emergenza a seguito di calamità future.
E facciamo appello non solo allo Stato, ma anche alla Regione Siciliana, cui spettano importanti competenze in questa materia.
Dunque, ognuno di noi faccia tutto il possibile per aiutare le popolazioni colpite in Abruzzo, ma faccia anche tutto il possibile per evitare o comunque per minimizzare l’impatto di questi eventi in futuro.

FONTE Siciliainformazioni 6-4-2009

Antica poesia Siciliana sul terremoto della Val di Noto del 11 gennaio 1963

“All’unnici jnnaru e non ni stornu
pp’aviri affisu Diu tantu supernu
‘n tempu ‘n mumentu,si vitti ‘ntro gnornu
Morti, Giudiziu, Paradisu e Nfernu.
L’unnici di Jnnaru a vintun’ura
A Jaci senza sonu s’abballava
Cu sutta i petri, cu sutta li mura
E cu misericordia chiamava
Santa Vennira nostra prututtura
Sutta di lu so mantu ni salvava
Si vitti e nun si vitti Terranova
Vittoria sprufunnau ‘ntra la sciumara
Commisu persi la so vita cara
e Viscari lu chiantu ci rinnova
tuttu Scicli trimau ‘ntra na vaddata
e Modica muriu tra li timpuna
Ragusa prestu cascau tra li cavuna
E a Chiaramunti nun restau casata

TRADUZIONE
L’undici di Gennaio e non mento
per avere offeso Dio tanto supremo
nel tempo di un momento si è visto in un giorno
Morte, Giudizio Universale,Paradiso e Inferno.
L’undici di Gennaio alle ore ventuno
ad Aci senza suono si ballava
chi sopra le macerie e chi sotto
chi implorava la misericordia
Santa Venera nostra protettrice
sotto il suo mantello ci preservava
Si vide e non si vide Terranova (Gela)
Vittoria sprofondò nella fiumara
Comiso perse la sua vita cara
e Biscari rinnova il suo pian
tutta Scicli tremò nella valle
e Modica morì (sepolta) dai massi
Ragusa (ben)presto crollò tra le cave
a Chiaramente non restò una casa

accatastamento fabbricati rurali.

Sembra che nella confusione generale liberi professionisti, sindacati, funzionari male informati, stiano inducendo cittadini a dichiarare al catasto fabbricati , determinati immobili ad uso agricolo, pur non avendo perso il requisito della ruralità. Senza alcuno scrupolo o conoscenza , pur trattandosi di fabbricati a servizio dei fondi agricoli e delle attività connesse, si induce a tale pratica, in netto contrasto con le leggi di settore che hanno trovato ulteriori ed inequivocabili chiarimenti nella nota prot 18259 del 6/3/2008 a firma del Direttore Centrale dell’Agenzia del territorio( in particolare lett C) , nonché nel provvedimento dell’Agenzia del 9/2/2007 (art 1 punto 3 e art 2 punto 1). Anche rivolgendosi ai tecnici di corridoio dell’Agenzia del Territorio di Catania (ex catasto) non si hanno univoche direttive. Purtroppo la questione viene aggravata dalla convenienza economica che hanno i tecnici privati ad acquisire incarichi professionali di accatastamento ed a quella dei Comuni che sperano di ricavare introiti attraverso l’imposizione dell’ICI a tali fabbricati. Putroppo uffici e funzionari, sono portati sempre ad interpretare le norme CONTRO il cittadino e mai a favore. Nulla di più scorretto e sbagliato. Non si possono fare pagare le tasse a chi non le deve pagare e magari chi le dovrebbe pagare la passa liscia. Proprio oggi ho avuto conferma da capi-ufficio dell’Agenzia del Territorio di Catania, che quanto da me sostenuto da parecchi anni è corretto. Ho sempre sostenuto che, in assenza dei requisiti oggettivi e soggettivi, andavano classati solo i fabbricati abitativi e quelli ad uso agricolo, solo se ampliati o di nuova costruzione. NON SI DEVE riaccatastare all’urbano ed attribuire classamento a quei fabbricati NON AMPLIATI ed aventi la sagoma originaria, che risultano al catasto terreni e destinati all’uso agricolo, ancorchè il proprietario NON abbia i requisiti soggettivi (imprenditore agricolo etc).

Consiglio Comunale del 14-4-2009

Durante la serata ho comunicato laopportunità di riprendere l’ordine del giorno per favorire i miglioramenti sismici dei fabbricati (Clicca quì per leggere l’ordine del giorno) e di procedere a sensibilizzare gli enti comunali e sovracomunali interessati. Successivamente trattata una mozione riguardante l’intitolazione di una strada a Silvio Milazzo e presentata da Giovanni Garofalo. Su questa si sono registrati interventi di Grofalo, Aleo, Failla, Gravina.Bauccio e per dichiarazione di voto di Pulvirenti Russo e De Pasquale. Trattata un’interrogazione presentata da me e riguardante la installazione dei pannelli per affissioni. Ha risposto l’Assessore Palazzo.